Verona, case popolari: più punti a chi è residente da tempo. Ragione al Comune: "Non è razzismo"

L'amministrazione vince sul regolamento: secondo l'accusa era una "discriminazione indiretta sui migranti e in violazione del diritto europeo". Il Governo aveva avvisato: "Se condannati pagate voi". Tosi: "Lo Stato si era dimostrato ancora debole"

La Commissione europea ha comunicato nei giorni scorsi, al sindaco Flavio Tosi, di aver archiviato la procedura d’infrazione aperta nei confronti dell’Italia relativamente alle norme di accesso all’Edilizia residenziale pubblica del Comune di Verona. L’ha annunciato lo stesso Tosi, che insieme al direttore generale del Comune, Marco Mastroianni, ha ripercorso le tappe del caso aperto dalla Commissione europea, che contestava al Comune di Verona la violazione al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. La storia si trascinava dal 2008.

Secondo la Commissione europea, infatti, la previsione di punteggi aggiuntivi basati sulla residenza nei criteri di assegnazione degli alloggi pubblici (nello specifico, i punteggi aggiuntivi variabili da 1 a 4 in base all’anzianità di residenza nel territorio comunale, previsti nel bando di assegnazione degli alloggi Agec) “costituiva una discriminazione indiretta ai danni dei cittadini migranti e in violazione del diritto Ue”. Pertanto il 30 dicembre 2013 l’allora ministro per gli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, aveva scritto al sindaco Tosi per ricordargli che la procedura d’infrazione avrebbe potuto determinare il deferimento dello Stato italiano alla Corte di giustizia europea, con la possibilità di una condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie. Sanzioni che, aveva scritto il ministro, seppur comminate all’Italia, “graverebbero sul bilancio del Comune di Verona”

“Scegliendo di provare a difenderci, rispetto a quella che era palesemente un’interpretazione errata da parte della Commissione europea – spiega Tosi - abbiamo fatto salvo il diritto non solo dei cittadini residenti nel Comune di Verona, ma anche quello di tantissimi altri cittadini residenti in altri Comuni d’Italia, dove si applicano le stesse regole per l’accesso alle abitazioni di edilizia popolare. Ancora una volta il Governo italiano ha dimostrato la sua straordinaria debolezza e la sua totale subalternità all’Europa: invece di difendere la sua comunità, si è limitato a passare le carte e a farci presente che se fossimo stati condannati avremmo dovuto pagare di tasca nostra le sanzioni. A fronte di questo atteggiamento, noi abbiamo scelto invece di difendere il diritto dei cittadini residenti da più anni nel nostro comune: se avessimo ottemperato subito a quanto ci era stato richiesto, infatti, chiunque fosse arrivato dall’Europa avrebbe avuto lo stesso diritto di chi vive e lavora nella nostra città da molto tempo (almeno otto anni)”.

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