Verona, bimbo di 14 mesi morto in casa: l'allarme da una lettera anonima pochi giorni prima

Il dramma del piccolo Micael aspetta ancora chiarezza. Una segnalazione era arrivata alla polizia che aveva fatto un sopralluogo in via Manara e aveva rilevato che tutto appariva tranquillo ma aveva ugualmente avvisato i Servizi sociali

Il sospetto più grave, oltre a quelli terribili che coinvolgono la madre, sono quelli secondo cui ci fossero da tempo avvisaglie di disagio in famiglia. La morte del bimbo di 14 mesi diventa empire più un giallo. Era possibile evitare il dramma di via Manara, a Borgo Roma? Tentano di trovare risposte e fare chiarezza i poliziotti della Squadra Mobile di Verona dopo il caso che ha scosso l’intera città. La notizia è stata ripresa da molti media nazionali. Quella cioè del decesso del piccolo Micael e della madre, Gabriela Rodriguez Lezcano, uruguaiana di 40 anni, accusata di omicidio poche ore dopo il soccorso del 118. I sanitari di Verona Emergenza trovano il bambino in braccio alla madre. Lei è in stato confusionale. Afferma che Micael è in choc anafilattico per la puntura di un insetto. Gli operatori sentono che la situazione è estremamente grave: il bambino è in arresto cardiaco. Non si riprenderà più. Il decesso verrà dichiarato ad un’ora di distanza dalla chiamata d’emergenza. Ma i sanitari mentre cercano di salvare il bambino notano gli strani segni sul corpo. Ha lividi sul corpo e sul viso, sotto al collo. Così parte la segnalazione e interviene la polizia.

BIMBO DI UN ANNO MUORE DOPO I SOCCORSI: MADRE ACCUSATA DI OMICIDIO

Da ore gli investigatori stanno cercando di mettere assieme i pezzi del puzzle. Come spiega L’Arena, la Scientifica è a caccia di qualsiasi indizio nella casa. Vestitini sporchi di sangue sono stati ritrovati in bagno, camera da letto e dentro la lavatrice. Nulla è lasciato al caso. Gli specialistici informatici hanno poi passato in rassegna l’archivio della polizia, per ricostruire la storia della famiglia. Lei è nota negli ambienti della prostituzione. Un altro colpo di scena avviene all’indomani della tragedia. Dai documenti del commissariato di polizia di Borgo Roma è spuntata una lettera anonima, in cui si richiede l’intervento dei Servizi sociali. Viene segnalata la situazione famigliare: la donna, viene riportato, fa la prostituta e il bambino piange spesso. Si avanzano i sospetti che venga picchiato. Si attiva così un intervento. risale a qualche giorno fa. Due agenti fanno visita a Gabriela, ispezionano sommariamente l’appartamento, chiedono di vedere Micael. Il piccolo era a letto, dormiva. Appariva tranquillo. I poliziotti poi verbalizzano l’incontro di via Manara: spiegano che la situazione non è allarmante e la donna sembra essere in possesso delle facoltà mentali. Il 27 novembre, tuttavia, inviano una richiesta all’ufficio Servizi sociali del Comune: chiedono di controllare la donna col bambino. Comunque un certo disagio sociale è presente. Anche in virtù della professione della madre.

Da un paio d’anni mamma e figlio abitavano nell’appartamento della palazzina in Borgo Roma, su una laterale di via Tombetta. Tutti i condomini sapevano di cosa si occupasse. La vedevano quando si recava al lavoro, dietro casa, di sera. La reputavano “strana”, schiva, non salutava, non parlava. Sempre da sola, col bimbo o in compagnia dei clienti che si portava in casa. Giovedì, 24 ore dopo il decesso, l'ennesima stranezza: l’assessore comunale ai Servizi sociali, Anna Leso, interpellata dal quotidiano locale, compie un controllo, terminato il quale nega di aver mai ricevuto richieste di aiuto arrivate dalla polizia. Venerdì sarà eseguita l’autopsia sul corpicino del piccolo. Aveva compiuto un anno di vita a settembre.

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