Verona, badante "infedele" sotto accusa: avrebbe svuotato il conto da 250mila euro di un 72enne

La donna, 46enne di origini romene, andrà a processo per circonvenzione d'incapace: avrebbe sfruttato le malattie dell'uomo per farsi intestare ingenti somme di denaro dal 2009 al 2013. Se ne accorgono in banca

Lui non se n’era accorto subito. Dal suo conto però erano spariti 250mila euro. Una piccola fortuna, prosciugata da numerosi prelievi, nel corso degli anni. Ma come c’è da aspettarsi l’uomo, 72enne pensionato veronese, riponeva una fiducia ormai incrollabile verso quella donna, Eleonora, 48 anni di origini romene che, da tempo sua badante, lo accudiva. In realtà lei se ne sarebbe approfittata due volte, di quel suo fragile datore di lavoro. In primo luogo perché a lei erano state affidate le sue sorti, e poi perché l’uomo è affetto da un disturbo cognitivo e deficit di memoria. Non si ricorda nulla. In più non aveva più legami famigliari essendo rimasto vedovo. Solo i fratelli che però non lo sentivano tanto spesso. Era schivo. Aveva assunto lui stesso la donna, per aiutarlo nelle faccende domestiche. E infatti i primi ad accorgersi delle anomalie sul conto sono stati i dipendenti della banca.

Tra gennaio 2009 e il 3 aprile 2013 i soldi sarebbero stati gradualmente prelevati. Addirittura 69mila euro erano stati “girati” alla signora con assegni intestati personalmente. Con l’accusa di circonvenzione d’incapace, la badante Eleonora andrà a processo. Lo spiegano il Corriere Veneto, riportando il capo di imputazione verso la 48enne

A parere dell'accusa, la donna «approfittando della situazione dell'anziano, afflitto da progressivo disturbo cognitivo e deficit di memoria connessi a una sindrome ansioso-depressiva, privo di concreti legami parentali, vedovo dal 2001» avrebbe indotto il suo datore di lavoro a elargirle a più riprese varie somme di denaro (in contanti o con assegni), «arrivando a depauperare in maniera considerevole i risparmi dell'uomo».

Il tribunale, in autunno, ha nominato l'avvocato Alberto Garzon come amministratore di sostegno del pensionato che, nel frattempo, ha continuato ad avvalersi della «collaborazione» della domestica romena. Non ha mai pensato di essere stato raggirato e, una volta rimasto vedovo, ha troncato di fatto tutti i rapporti con i parenti.

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