Verona, assunzioni nelle aziende del Comune: chiesto il processo agli undici di "Parentopoli"

Secondo l’accusa gli indagati, in Amia, Agsm, Transeco e Amt tra gli altri, in almeno una ventina di casi, non avrebbero rispettato le norme che stabilisce criteri di selezione comparativa, pubblicità, trasparenza e imparzialità

Undici dirigenti delle partecipate veronesi e due membri del Consiglio di amministrazione di Amt fino a luglio 2012. Per loro, undici in tutto, il procuratore capo Mario Giulio Schinaia ha chiesto il processo e compariranno davanti al giudice per le udienze preliminari a metà maggio. E’ la novità circa la “Parentopoli” scaligera, presunto scandalo sulle assunzione “di favore” nato in seguito ad un esposto che chiedeva di chiarire le contrattualizzazioni da tempo determinato a indeterminato di alcuni dipendenti. Incarichi di lavoro che tra l’altro sarebbero stati affidati a parenti e mogli di alcune personalità politiche, a figli di consiglieri o sindacalisti. Il reato contestato è quindi quello di abuso d’ufficio. Per presidenti e direttori generali, dirigenti massimi delle aziende interessate (tra cui Amia, Amt, Agsm, Transeco), il procuratore aveva chiesto la sospensione così come per il responsabili del settore lavori pubblici del Comune di Verona, Luciano Ortolani, poi ottenuta. Tuttavia, il giudice per le indagini preliminari, decise che la misura non era accoglibile perché era intercorso troppo tempo. Come spiega L’Arena,

Il pericolo di reiterazione «era stato scongiurato dal fatto che tutte si erano uniformate alle regole dettate dal dl 112/08». Amia (titolare del capitale Transeco e Ser.I.T.) il 30 maggio 2011, Amt il 10 febbraio 2011 e Atv il 26 novembre 2008. Ma la moglie e la sorella di Gualtiero Mazzi, la sorella dell'assessore Coletto, il fratello del consigliere della Lega Stoppato, l'ex segretaria di Matteo Bragantini, solo per citarne alcuni, erano già stati assunti.

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Secondo l’accusa, dunque, gli undici indagati, in almeno una ventina di casi, non avrebbero rispettato le norme circa l’assunzione di persone con i criteri di selezione comparativa, pubblicità, trasparenza e imparzialità.

Sono chiamati in causa per i ruoli dell'epoca (qualcuno è ancora nel medesimo ente), con l'accusa di abuso d'ufficio, Ennio Cozzolotto (per Transeco e Amia), Maurizio Alfeo (Amia e già dg Ser.I.T.) Alfonsino Ercole (ex dg Amia), Carlo Alberto Voi e Germano Zanella (rispettivamente dg e presidente del Cda di Amt), Francesco Barini (dal 2010 nel Cda di Amt), Carla Sarzi (negli anni componente del Cda di Amia e Amt), Stefano Zaninelli (dg di Atv), Giampietro Cigolini (dg di Agsm e già ai vertici di Amia), Giuseppe Canestrari e Riccardo Delfanti (fino al 2012 in Cda di Amt).

REAZIONI - Dopo la notizia della richiesta di processo, è stato il "Movimento 5 stelle" veronese a commentare tra i primi: "Questi undici indagati - ha spiegato il deputato Mattia Fantinati - sembrerebbero dimostrare che le aziende del Comune altro non sono state, in questi ultimi anni, che una raccolta di poltrone più o meno grandi, di contratti e posti di lavoro destinati a coloro che erano più vicini a certe figure politiche. Figure che dalle sale di palazzo Barbieri sembrano imperare su tutto. Questi undici indagati, si guardino nomi e cognomi, derivano tutte da aree politiche ben precise, sempre le stesse. E negli ultimi anni il loro lavoro è stato quello di avere sempre una poltrona su cui sedere, facendosi trascinare da un ente all’altro in un balletto poco aggraziato e molto pasticciato".

Alle dichiarazioni del grillino Fantinati, pèoi, fanno eco quelle del Partito democratico di Verona. "Sindaco e amministrazione - spiegano i consilgier comunali Michele Bertucco ed Elisa La Paglia -  continuano a tenere entrambi gli occhi chiusi quando non si avventurano in messaggi di vicinanza e solidarietà agli inquisiti. L'ultima assunzione inopportuna in Amia risale a meno di un anno ed è stata scongiurata solo grazie all'intervento del Pd in Consiglio comunale. In questi giorni stiamo vagliando altri casi simili in altre enti. Finché questa resterà la città dei favori e non quella del merito e dei diritti, finché la fedeltà al politico di turno verrà prima della valutazione delle capacità personali, Verona continuerà a scivolare verso l'isolamento. La strenua difesa che Tosi continua a fare di questo sistema, dei suoi uomini e del loro operato ricorda una brutta copia dell'ultimo craxismo".

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