Verona, altri 200 profughi in arrivo ma Verona dice basta: "Qui non si farà alcun centro di smistamento"

Si alla collaborazione per qualche ospite ma nessun ostello semi-permanente. L'assessore provinciale alla Sicurezza, Gualtiero Mazzi, al tavolo sull'immigrazione: "Dobbiamo pensare alle questioni sanitarie e alla salute dei veronesi"

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Trentacinque ne sono arrivati pochi giorni fa, altri ne arriveranno (forse) a breve. “Si lavora per trovare una sistemazione immediata, che non gravi sulla cittadinanza, per i duecento profughi che sono annunciati in arrivo per le prossime ore" ha detto il prefetto di Venezia, Domenico Cuttaia, durante il tavolo sull’immigrazione con i vari delegati di Comuni, Province e Prefetture.

Inizialmente individuata come nuova meta per la creazione di un centro di smistamento, Verona farà atterrare sulle sue piste gli aerei provenienti dalla Sicilia. Lo stesso Cuttaia aveva auspicato che “arrivando negli aeroporti di Venezia, Verona e Treviso la cosa migliore sarebbe quindi individuare, per la realizzazione degli hub, delle aree vicine agli scali". Una soluzione che non è certo piaciuta all’assessore provinciale alla Sicurezza, Gualtiero Mazzi, che ha confermato la collaborazione ma non la creazione del centro veronese. “Per noi, le possibilità che un hub sia realizzato vicino all'aeroporto di Verona sono pari a zero - ha spiegato Mazzi all'uscita dal tavolo sull'immigrazione in Prefettura a Venezia -. Così come era successo nella conferenza di venti giorni fa, in questa stessa sede non è stata data nessuna risposta alle istanze espresse dai sindaci sulle questioni sanitarie, che sono invece di prima importanza. A Verona si sono già verificati casi di operatori del personale di pulizia che si sono infettati con malattie da tempo scomparse".

Mazzi ha quindi osservato che "come rappresentante degli enti locali, la prima tutela che devo garantire è quella dei cittadini che pagano le tasse, che hanno diritto ad avere risposte. Capisco che il lavoro del prefetto sia ingrato, ma chi che accuso è il governo centrale, che, pur definendo urgente il problema, non ha dato risposte agli enti locali".

IN VENETO - Per questo sono state indicate ex caserme ed ex scuole dismesse a Venezia (tra demaniali e comunali), uno a Treviso e due caserme a Padova. "Se non si trova una soluzione - ha concluso Cuttaia - inizieranno i problemi, visto che, come questi migranti arrivano sulle coste, arrivano subito qui, sulla base di un criterio di ripartizione sul territorio nazionale che prevede una quota spettante al Veneto".

Ma sulla decisione del tavolo dell'immigrazione sembra che Verona non sia l'unica componente ad essersi opposta. In particolare il sindaco leghista di Padova, Massimo Bitonci, ha giudicato "irrispettoso" l'atteggiamento del prefetto Cuttaia, dato che Padova non è "provincia delll'impero" e non si accetta di doversi "piegare agli ordini". Anche dal collega di partito Leonardo Muraro, presidente della Provincia di Treviso, arrivano parole di biasimo per l'arrivo dei profughi. "Sono anche finiti i soldi", avrebbe ammesso.

IL "NO" DALLA REGIONE -  Sul caso si è espresso senza mezzi termini il presidente della Regione. “Si sta attuando una sorta di non programmazione – ha commentato il presidente del Veneto, Luca Zaia – con inquietanti aspetti di improvvisazione che mi spinge a chiedermi di quale risposta si tratti persino per la dignità (perché non è il caso di parlare di futuro) di gente disperata. Si apprende ufficialmente dalle autorità statali che, in Veneto, di circa 2000 profughi sinora arrivati circa la metà è scomparsa nel nulla senza essere identificata, che altri 200 sono in arrivo, e chissà quanti altri ancora in futuro, e che le strutture pomposamente chiamate Hub che dovrebbero accogliere le persone sono tre caserme dismesse e inagibili a Ceggia, Meolo e Codognè, al cui esterno dovrebbero nascere praticamente 3 tendopoli, e una ex scuola a Trivignano. Ma le tende non si sa chi le mette, i pasti non si sa chi e con quali cucine da campo li deve preparare, i letti, almeno quelli, dovrebbero arrivare dall’esercito. Roba da repubblica delle banane!”.

“Praticamente tutto – prosegue Zaia – viene di fatto scaricato sulle comunità locali e sui sindaci, già strangolati dal patto di stabilità, con la miseria di 35 euro a persona per organizzare ed erogare una sfilza di servizi. Siamo di fronte a un’organizzazione alla Franceschiello e a un Paese che, se volesse davvero dirsi civile, dovrebbe adoperarsi per fermare questo flusso alla fonte, considerando poi che due terzi di questi ospiti spariscono in 48 ore. E poi dove li ritroviamo? A delinquere o a fare i venditori abusivi sulle spiagge”.

“E mentre si spendono, malissimo, ingenti fondi – si chiede Zaia – con quale coraggio guardiamo in faccia i nostri 200mila disoccupati e le loro famiglie? E con quale faccia un sindaco può presentarsi ad una famiglia in difficoltà nel suo Comune per dirgli che il patto di stabilità vieta di dare un aiuto? Qualcuno si rende conto di quanti veneti bisognosi farebbero festa con 35 euro al giorno a disposizione? A tutto questo esprimo la più netta, totale, ferma opposizione del Veneto”.

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