Case e aziende grazie all'usura: sequestrato un patrimonio di 4.8 milioni di euro

Sono scattate le operazioni della guardia di finanza scaligera nei confronti di due donne, madre e figlia, residenti in provincia. Tra i beni sarebbero presenti 48 fabbricati e 2 terreni ubicati nelle zone di Verona, Vicenza, Milano, Brescia e Napoli

La guardia di finanza di Verona

È scattato mercoledì 4 settembre, da parte della guardia di finanza di Verona, il sequestro di un ingente patrimonio immobiliare riconducibile a due donne della provincia, già arrestate in passato per il reato di usura. I beni sarebbero stati illecitamenti accumulati, raggiungendo un valore di oltre 4.8 milioni di euro. Tra questi, sarebbero presenti 48 fabbricati e 2 terreni ubicati nelle province di Verona, Vicenza, Milano, Brescia e Napoli

I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria sono impegnati, in particolare, a dare esecuzione a una misura di prevenzione emessa dal Tribunale di Venezia (Sezione Misure di Prevenzione) su richiesta della Procura della Repubblica di Verona, nei confronti delle due (si tratta di madre e figlia), per le quali è stato disposto il sequestro del patrimonio da loro posseduto.

Tra gli immobili che ora potranno definitivamente entrare a far parte dei beni dello Stato, vi sono undici fabbricati (tra appartamenti, garage e magazzini che sarebbero di proprietà della figlia) del valore di circa 2 milioni di euro, nonché il capitale sociale e l’intero patrimonio di due società della provincia di Verona. Si tratta, più nel dettaglio, di un’impresa del capoluogo che si occupa dell’attività di costruzione e locazione di edifici a cui sono riconducibili 26 immobili (24 fabbricati e 2 terreni) e di un residence della Valpolicella al quale fanno riferimento gli ulteriori 9 appartamenti. Entrambe le aziende sarebbero amministrate dalla madre.
Nelle operazioni i berretti verdi si sono occupati anche del sequestro di un'auto, di una polizza assicurativa di oltre 1.1 milioni di euro e di somme di denaro depositate su conti correnti bancari per circa 50 mila euro.

Il tutto ha preso il via da precedenti attività d’indagini sviluppate dalle fiamme gialle scaligere, su delega della Procura della Repubblica, nei confronti delle due donne, che già nell'ottobre del 2015 vennero sottoposte al regime di detenzione domiciliare per i reati di usura e abusiva attività finanziaria.
In quell'occasione la guardia di finanza avrebbe accertato che madre e figlia si sarebbero rese responsabili di una vasta attività usuraia ai danni di svariati imprenditori veronesi e vicentini, attraverso la concessione di prestiti con tassi d’interesse annui che raggiungevano anche picchi del 265% (e in un caso del 1000%!). Per questo motivo erano già state spogliate dell’ingente ricchezza posseduta nell’ambito delle relative indagini penali.

Constatata la rilevante sproporzione tra il patrimonio detenuto e i redditi dichiarati, i militari hanno proposto all'autorità giudiziaria che nei loro confronti venisse applicata anche la più stringente normativa antimafia che oggi ha portato all’importante sequestro, propedeutico alla successiva confisca.

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