Truffe sulla vendita di auto online, banda arrestata. Una vittima a Verona

L'organizzazione con documenti e assegni falsi acquistava vetture usate, che poi immatricolava e rivendeva all'estero. L'indagine e gli arresti sono stati compiuti dai carabinieri di Genova

Foto di repertorio

C'è anche una truffa eseguita lo scorso 10 luglio a Verona ai danni di un cittadino che aveva messo in vendita online un Range Rover Sport e che è stato raggirato dalla ben strutturata organizzazione criminale, bloccata oggi, 7 febbraio, dai carabinieri del comando provinciale di Genova.
I militari hanno dato esecuzione a dieci provvendimenti restrittivi, sette ordinanze di custodia in carcere e tre arresti domiciliari. Le dieci persone colpite farebbero parte di un gruppo criminale che avrebbe messo in piedi un illegale giro di affari dal valore di circa un milione di euro.

Le indagini avrebbero permesso agli inquirenti di accertare la responsabilità degli arrestati per almeno dodici truffe, tra cui quella di luglio a Verona, e nel corso dell'attività alcune truffe sarebbero state anche sventate, permettendo il recupero di autovetture per un valore 300mila euro.

La precisa organizzazione della banda è stata descritta dai carabinieri genovesi, i quali hanno fornito i dettagli delle modalità con cui gli arrestati avrebbero compiuto le truffe. I malviventi contattavano ignari cittadini che mettevano in vendite le loro auto su internet. Concluso verbalmente l'affare, si mettevano d'accordo per il pagamento attraverso un assegno circolare postale. Un membro della banda, il "falsario", aveva il compito di creare un falso assegno circolare e dei falsi documenti per il complice incaricato di portare a termine il passaggio di proprietà. La banda era talmente ben organizzata che in rete creava anche dei finti uffici postali che i venditori contattavano per avere conferma sugli assegni circolari. Assegni finti, documenti finti, uffici postali finti, tutto per ingannare nel modo migliore le vittime che alla fine si ritrovavano senza auto e senza soldi. Le vetture, generalmente auto di lusso, venivano poi portate all'estero, dove venivano reimmatricolate e vendute ad acquirenti, ignari della provenienza illecita del veicolo.

L'organizzazione criminale, hanno aggiunto ancora i carabinieri, era talmente ben oliata, che i truffatori sarebbero riusciti a compiere i loro crimini selezionando le auto da prendere in base alle richieste dei futuri acquirenti. E in più sarebbero riusciti anche a compiere più di una truffa al giorno.

Le indagini sono durate più di sei mesi e sono partite da un primo arresto, per possesso di documenti falsi, operato dai carabinieri di Serra Riccò. I documenti falsi sarebbero serviti all'arrestato per compiere una truffa che è stata sventata e che ha permesso ai colleghi del comando provinciale di Genova di scoprire l'organizzazione dei raggiri e di raccogliere materiale sufficiente per richiedere alla magistratura e poi ottenere l'autorizzazione per i dieci arresti di oggi.

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