Ronco all'Adige, stanata truffatrice di Bovolone: più di 60 denunce

In manette è finita una 49enne, accusata dei più svariati raggiri a danno di chiunque: dalle promesse di lavoro, alla vendita di tecnologia fino al mancato pagamento dei soggiorni negli hotel

Erano numerosi i forum e i gruppi di discussione che nei social network del web la indicavano come truffatrice ricercata da un elevatissimo numero di vittime. Lei, 49enne veronese di Bovolone, continuava a spostarsi nel Nordest attuando, in maniera sistematica e consolidata, truffe a danno di chiunque. Poi spariva nel nulla. Il suo “genere” spaziava dalla promessa di lavoro, previo pagamento di denaro, alla vendita, solo sulla carta o meglio sull’e-mail, dei più svariati tipi di oggetti hi tech, naturalmente poi mai consegnati. La “specialità” era dormire in alberghi e viaggiare su auto a noleggio, senza sborsare una lira.

Con questo sistema riusciva a mantenersi e provvedere ai sette cani bassotti che l’accompagnavano. Proprio gli stessi cuccioli che erano con lei anche domenica scorsa, quando gli uomini della polizia Treviso l’hanno arrestata in un Bed & breakfast di Sambughè di Preganziol. L'indagine era partita dai carabinieri di Ronco all’Adige, dopo che in caserma era arrivata la denuncia dei titolari di un hotel di Oppeano. Secondo l'accusa la 49enne aveva soggiornato nella struttura per qualche giorno a gennaio, ed era scomparsa senza pagare il conto, portando con sè un televisore ed un decoder. Anche in questo caso aveva raccontato la sua storia "difficile", quello cioè di una donna prostrata da mille difficoltà della vita. In altri casi si era vantata del suo tenore di vita. Grazie alla sua "verve" interpretativa, in molti casi, aveva evitato di pagare il soggiorno anticipato all’atto dell’ingresso.

Più di sessanta denunce sono state raccolte dagli uomini del maresciallo Bernabei di Ronco, tutte presentate a carico della donna. Dalla gran mole di segnalazioni è così partito il mandato di cattura emesso dal pm Francesco Rombaldoni. Il Gip ha poi accolto la richiesta dato il "quadro di pericolosità sociale e la probabilità di reiterazione dei reati". Subito dopo son partite le ricerche della “primula rossa” della truffa che aveva, però, già lasciato la zona, trasferendosi nel Trevigiano. Il controllo della polizia a Preganziol ha fatto il resto e ha messo fine ai raggiri della donna.

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