Tribunale militare: sergente maggiore finge di andare in missione per ottenere i rimborsi

Il caso della frode telematica non è l'unico affrontato oggi dalla corte scaligera: al vaglio del giudice anche la rissa scoppiata tra due commilitoni di stanza a Gorizia

Come sempre passano da Verona i casi più scottanti che hanno come protagonisti membri delle forze armate italiane, e più precisamente arrivano al tribuanle militare con sede nel capoluogo scaligero. Arriva oggi la notizia di due nuovi casi trattati dalla corte, uno riguardante una vera e propria frode informatica, l'altro che ha come protagonisti alcuni militari "teste calde".

PROGETTAVA UN GOLPE: MILITARE RINVIATO A GIUDIZIO

LA FRODE - Un sergente maggiore dell’Aeronautica ha patteggiato con il Tribunale militare di Verona un anno di reclusione, pena sospesa, per truffa pluriaggravata e continuata. Il militare - secondo la ricostruzione dell’accusa - aveva clonato un software in uso alle Forze Armate, con il quale inviava false documentazioni di viaggio per ragioni di lavoro chiedendo il rimborso. Per non essere scoperto, poi, annullava la "missione" ma non la richiesta di rimborso, intascando illecitamente lo stesso. Almeno sei i casi accertati dalla Procura militare per una cifra intascata illegalmente di circa 3.500 euro. Il sergente, all’atto della truffa, era in forza al comando forza da combattimento di Milano.

LA RISSA - Un caporal maggiore dell’Esercito italiano ha patteggiato quattro mesi di reclusione, con sospensione della pena sostituita da 120 ore di lavoro non retribuito a favore della collettività, per aver picchiato un commilitone. Il patteggiamento, avvenuto al Tribunale militare di Verona, riguarda un militare in servizio presso il Reparto comando e Supporti tattici della brigata "Pozzuolo del Friuli" di stanza a Gorizia. Dopo l’ennesima lite con la moglie, questa si è allontanata da casa con i due figli per trovare ospitalità nell’abitazione di un caporale dello stesso reparto. Il caporal maggiore, poi indagato e condannato per minaccia e percosse aggravate e continuate, una volta raggiunta l’abitazione del collega si è fatto aprire la porta e chiedendo della propria moglie ha prima strattonato e poi schiaffeggiato il caporale. Per bloccare il caporal maggiore sono dovuti intervenire i carabinieri chiamati in soccorso dal collega.

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