Tragedia di Legnago, staccati i macchinari che tenevano in vita Nadejda

La 30enne si trova nel reparto Rianimazione dell'ospedale Mater Salutis dalle prime ore di lunedì, quando è stata ricoverata dopo essersi lanciata da un'auto in corsa dove stava discutendo con il fidanzato

Nel pomeriggio del 28 settembre sono state staccate le macchine che tenevano in vita Nadejda Babcinscaia, la 31enne bracciante moldava, che nella notte tra domenica e lunedì si è lanciata da un'auto in marcia, sulla quale stava avendo una discussione con M.M., il 45enne marocchino con il quale aveva una relazione da qualche tempo. 
La donna, che abitava al Porto di Legnago con la madre e la figlia, era stata condotta in tutta urgenza al Mater Salutis, dopo che l'uomo l'aveva portata in tutta fretta alla sede di Legnago soccorso in via Olimpia. Fin dall'inizio le sue condizioni sono apparse disperate ai medici, che hanno potuto tenerla in vita solo grazie all'utilizzo dei macchinari. La speranza però, adesso è svanita del tutto: la donna è stata dichiarata morta alle 18.30. 
Il corpo poi dovrebbe essere sottoposto ad autopsia per stabilire con esattezza le cause della morte e scagionare definitivamente il 45enne, che tuttora risulta indagato, dopodiché si procederà con l'espianto degli organi, che potranno quindi continuare vivere dando nuova speranza ad altre persone. 

Per quanto riguarda le indagini quindi sembra essere stata definitivamente chiarita la posizione del fidanzato: gli accertamenti svolti dai carabinieri del Norm di Legnago proseguono per fare definitiva chiarezza sulla tragedia ma per il momento tutto, compresa la perizia del medico legale, conferma la versione dell'uomo, interrogato a lungo dai militari ai quali ha raccontato sempre la stessa versione senza mai contraddirsi. 

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