Alpina veronese morta in caserma a Belluno, «Troppi lati oscuri»

L'Osservatorio Militare e l'associazione L'Altra Metà Della Divisa chiedono di non cremare il corpo della trentenne e di indagare a fondo

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Non cremare il corpo ed indagare a fondo, è quanto chiedono l'Osservatorio Militare e l'associazione L'Altra Metà Della Divisa sul caso dell'alpina trentenne di origini veronesi trovata morta domenica 15 settembre nella caserma Salsa di Belluno.

In una conferenza stampa, riportata da Il Gazzettino, Domenico Leggiero dell'Osservatorio Militare e la psicolaga Rachele Magro de L'Altra Metà Della Divisa hanno espresso i loro dubbi sul suicidio della donna, sottolineando quelli che hanno definito i «lati oscuri» della vicenda. Non è chiaro, infatti, il motivo della presenza dell'alpina nella caserma, dato che a luglio era stata dichiarata temporaneamente non idonea al servizio. La donna doveva essere sottoposta ad un trattamento sanitario obbligatorio, che lei stessa ha evitato scegliendo il ricovero in ospedale per una settimana.

Leggiero ha inoltre evidenziato che quest'anno sono già stati accertati 45 casi di suicidio nelle forze armate, un problema che andrebbe preso seriamente in considerazione.

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