Sputa sulle slot, dà un falso nome e in tasca ha della cocaina: arrestato

Quando i carabinieri lo hanno fermato, dopo aver parlato con il responsabile della sala, ha detto loro di non avere documenti con sé e ha fornito loro delle false generalità, ma le sue incertezze lo hanno tradito

I carabinieri a Bussolengo

Dopo aver litigato con il responsabile di una sala slot, è stato fermato dalle forze dell'ordine per un controllo, alle quali non avrebbe fornito le sue vere generalità. Così i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Peschiera del Garda hanno tratto in arresto C.E., cosentino classe 1991, con l'accusa di false attestazioni a pubblico ufficiale. 

La pattuglia dei militari stava svolgendo il consueto servizio di perlustrazione del territorio, quando ha eseguito un controllo di una sala slot di Bussolengo, dove ha preso contatti con il responsabile dell'esercizio. Questi avrebbe riferito agli uomini dell'Arma di aver avuto una discussione con un avventore poco prima del loro arrivo, il quale avrebbe sputato sulle macchine da gioco in segno di protesta contro le mancate vincite. 
I carabinieri allora hanno dato il via alle ricerche dell'individuo, rintracciandolo nelle vicinanze e fermandolo per chiedergli i documenti. L'uomo però avrebbe riferito di averli dimenticati, mostrando anche una certa insofferenza al controllo, e avrebbe poi dichiarato di chiamarsi N.G., nato a Crotone nel 1992. Nel declinare la propria data di nascità però si sarebbe mostrato incerto, facendo confusione soprattutto sul mese, inoltre il suo aspetto avrebbe fatto pensare alle forze dell'ordine che in realtà potesse essere più anziano di quanto dichiarato, così è stato condotto in caserma per il fotosegnalamento ed ulteriori accertamenti. 
Prima di salire a bordo dell'auto di servizio, l'uomo è stato perquisito per verificare se avesse oggetti atti ad offendere e pertanto i militari gli avrebbero chiesto di svuotare le tasche. Nell'occasione, il fermato avrebbe cercato di sbarazzarsi di nascosto di una bustina di plastica trasparente e termosaladata, che avrebbe avuto nella tasca posteriore dei pantaloni: il tentativo però non sarebbe sfuggito agli occhi dei carabinieri, che avrebbero recuperato l'involucro contenente 0.5 grammi di cocaina. 

Negli uffici del Norm sarebbe scattata poi una seconda verifica corporale, che avrebbe permesso di rinvenire addosso all'uomo una tessera sanitaria rilasciata a C.E., nato a Cosenza nel 1991: così l'uomo ha ammesso di aver fornito false generalità.
Sulla tessera non è presente però alcuna fotografia e C.E. è stato quindi sottoposto al fotosegnalamento, dal quale sarebbe emerso un riscontro con la Questura di Cosenza, che il 15 marzo 2017 avrebbe sottoposto un individuo di nome C.E. alla medesima pratica, denunciandolo in stato di liberà per lesioni gravi e porto di armi e/o oggetto atti ad offendere. I successivi accertamenti eseguiti con l'ausilio del comado stazione dei carabinieri di Cosenza Principale, avrebbe permesso ai colleghi veronesi di acquisire la visura anagrafica con relativa fotografia, permettendogli di accertare che si trattava della stessa persona. 

Le forze dell'ordine a quel punto gli avrebbero chiesto per quale motivo avesse fornito false generalità e perché si trovasse in provincia di Verona. A tali domande l’uomo avrebbe risposto di aver mentito per nascondere alla sua fidanzata di aver ripreso a giocare alle slot-machine, senza però indicare il motivo per il quale si trovava in zona, rifiutandosi di fornire indicazioni sul luogo dove aveva passato la notte, secondo l'Arma probabilmente per evitare un’ulteriore controllo domiciliare visto che era stato trovato in possesso di sostanza stupefacente. 
L'uomo inoltre si sarebbe rifiutato di fornire il nome del padre, quello della madre e il luogo di residenza, oltre a tentare di rendere illeggibili le proprie impronte dal sistema elettronico.

Per quanto emerso e per la sua reticenza nel non voler collaborare con le forze dell'ordine, che sospettano volesse nascondere attività illecite, C.E. è stato dichiarato in stato d’arresto per la violazione dell’art. 495 del codice penale. Il Pm dunque ha disposto la custodia cautelare nelle camere di sicurezza della compagnia di Peschiera del Garda e, dopo una notte in cella, è stato giudicato con rito direttissimo presso il tribunale di Verona, dove è stato condannato a 5 mesi di reclusione con remissione in libertà condizionata. 

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