Spari e intimidazioni agli agenti della polizia provinciale: tre bracconieri nei guai

Dopo essere stati scoperti dagli agenti all'interno dell'oasi di protezione faunistica "La Musella", tre bracconieri hanno esploso colpi di fucile a scopo intimidatorio e hanno rischiato di investire un agente e due guardie volontarie nel tentativo di fuga a bordo del loro pick-up

Le armi ed attrezzature sequestrate dalla polizia ai bracconieri

Da tempo alla polizia provinciale giungevano segnalazioni di spari in orario notturno all'interno dell'Oasi di protezione faunistica "La Musella", all'interno della quale vi sono anche abitazioni. Al primo appostamento notturno organizzato, insieme a tre guardie volontarie venatorie, hanno colto i bracconieri in flagranza. Erano tre, giunti alle 22 circa di alcune sere fa a bordo di un pick up: uno era alla guida, un altro in piedi sul cassone manovrava un faro luminoso (mezzo vietato) per stanare la selvaggina, il terzo imbracciava una carabina munita di silenziatore (anch'esso mezzo vietato dalla Legge sulla caccia). Hanno individuato un cinghiale in mezzo ai vigneti ed hanno sparato.

A questo punto gli agenti, i quali appostati in mezzo alla boscaglia avevano  osservato distintamente tutta la scena, sono usciti alla scoperto intimando l'alt e qualificandosi, pur essendo già in uniforme. Immediata la reazione dei tre bracconieri: prima hanno abbagliato con i fari del pick-up gli agenti, hanno sparato un altro colpo di fucile a scopo intimidatorio e sono ripartiti  a razzo con il pick-up. Un agente della Polizia Provinciale e due guardie volontarie, che si trovavano sulla traiettoria del veicolo lungo la stretta strada sterrata, sono riusciti appena in tempo a buttarsi a terra e rotolare nel fossato per evitare di essere investiti. Il pick-up aveva già superato gli agenti a terra quanto dal veicolo partiva un altro colpo di fucile ed il veicolo si dileguava lungo una strada privata interna all'Oasi.

Sul posto sono sopraggiunti in seguito anche i colleghi appostati nelle vicinanze e, dopo aver avvisato dell'accaduto i carabinieri per chiedere supporto, si sono posti  all'inseguimento dei tre fuggiaschi. Il pick up, in uso ad una persona che lavora all'interno dell'oasi ed il veicolo con cui erano arrivati gli altri due, cacciatori muniti di licenza di caccia di un comprensorio alpino veronese, sono stati ritrovati all'interno di una corte in prossimità di un capannone e abbandonato vicino ad essi sotto il porticato vi erano la carabina, il silenziatore e il faro. L'operaio dimorante all'interno dell'Oasi si è nascosto all'interno del capannone, da dove è stato poi stanato unitamente al personale dell'Arma. Gli altri due si sono dileguati attraverso i boschi e hanno fatto ritorno all'auto dopo circa tre ore, quando ormai avevano comprenso di essere stati identificati ed era inutile continuare la fuga. Per tentare di sfuggire alle conseguenze di un reato di bracconaggio dovranno adesso rispondere di reati ben più gravi.

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