La bimba veronese di 10 anni con il tetano non è più in terapia intensiva

La terapia ha dato un esito positivo non scontato ed ora per lei comincia la riabilitazione. Il caso medico si avvia dunque verso il lieto fine, ma non si chiude il dibattito politico

Ospedale di Borgo Trento

Il 18 luglio scorso, l'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona aveva comunicato che stavano lentamente migliorando le condizioni della bambina di 10 anni di Povegliano ricoverata a giugno per aver contratto il tetano, sbucciandosi il ginocchio mentre giocava in giardino. Sono passate due settimane e la piccola è uscita dal reparto di terapia intensiva pediatrica dell'ospedale di Borgo Trento ed ha cominciato quella che si preannuncia come una lunga riabilitazione, per farle recuperare tutte le sue capacità fisiche.
Un esito positivo non scontato, visto che la bambina era stata portata in ospedale in condizioni critiche. Per settimane, la sua vita è stata in pericolo, a causa di una malattia per cui esiste un vaccino. Ma la bimba di Povegliano non era stata vaccinata. Una scelta non ideologica, aveva sottolineato l'avvocato della famiglia. Una scelta che però potrebbe costare ai genitori della piccola veronese una condanna per lesioni.

La vicenda della bambina di Povegliano colpita dal tetano sembra dunque chiusa, ma solo dal punto di vista medico. Resta però aperto il capitolo politico che ruota attorno al dibattito sui vaccini. E proprio in questo dibattito è intervenuta la consigliera regionale veronese del Partito Democratico Anna Maria Bigon. «Dobbiamo dire "basta" con la speculazione politica sui vaccini, basta con le delegittimazione delle istituzioni mediche, scientifiche e giuridiche della Repubblica - scrive Bigon - Su casi come quello di Povegliano ci sono gravi responsabilità dei politici che hanno cavalcato credenze prive di fondamenti scientifico, come quelle sui vaccini trasformati in oggetto di scontro politico. Ma anche la leggerezza e la superficialità con cui è stata introdotta, in tante Regioni, Veneto compreso, la cosiddetta libertà vaccinale, che non significa libertà di scelta, ma consapevolezza nella scelta. Solitamente abili nella comunicazione, chi ha governato il Veneto negli ultimi anni ha mancato clamorosamente l'obiettivo di informare adeguatamente la popolazione. Risultato: in Veneto la popolazione vaccinata cresce sì, ma molto lentamente, e restiamo lontani dai livelli in cui scatta la cosiddetta immunità di gregge. Occorre pertanto ribadire che i vaccini sono necessari e vanno fatti. È necessario coinvolgere maggiormente i pediatri. A difesa di questa linea, devono scendere in campo innanzitutto le istituzioni locali, con campagne di sensibilizzazione capaci di coniugare l'informazione con la fermezza. Il prossimo banco di prova sarà l'avvio ormai imminente del nuovo anno scolastico. Per le famiglie che non vaccinano i bambini non c’è una linea dura e una linea morbida, c’è soltanto una linea giusta che è quella di vaccinare i bimbi».

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