Donna morta dopo un volo di 60 metri dalla Rocca di Garda: cinque indagati

L'episodio risale al 3 giugno 2017 quando una 54enne morì nel tentativo di scattare una foto

Il Soccorso alpino e i vigili del fuoco erano intervenuti nella serata di sabato 3 giugno 2017 nella località Eremo sulla Rocca di Garda per il recupero di una donna caduta da una rupe e successivamente deceduta. Si trattava di una 54 enne di origine romena, residente a Torino, la quale si trovava sul promontorio assieme al figlio, la sua fidanzata e al loro cane, quando si avvicinò al ciglio per fare una fotografia e scivolò, precipitando fatalmente per circa una sessantina di metri.

A seguito dell'episodio venne aperta un'inchiesta per chiarire le circostanze della morte della donna. Come riferito quest'oggi dal quotidiano L'Arena, il fascicolo è da qualche giorno stato chiuso dal pubblico ministero e a risultare indagati sono cinque funzionari del Comune di Garda, tra i quali lo stesso sindaco. La donna, secondo la ricostruzione dell'accaduto riportata nel fascicolo delle indagini, quel fatidico 3 giugno si sarebbe appoggiata per fare la foto dal punto panoramico a un parapetto che però non avrebbe retto e, conseguentemente, avrebbe fatto perdere l'equilibrio alla signora.

Nei confronti degli indagati, l'accusa mossa è quella di «omicidio colposo», in quanto avrebbero «sottovalutato il pericolo» e, in particolare, nel documento di chiusura delle indagini citato da L'Arena, si legge che non sarebbero state svolte le «opere di manutenzione necessarie a prevenire il pericolo di precipitazione di persone dall’area della terrazza panoramica sul lago di Garda, quotidianamente visitata da turisti, limitandosi a disporre ed effettuare interventi di manutenzione una sola volta l’anno, oltre a casi sporadici di segnalazioni di pericolo».

Da parte del sindaco di Garda, già al momento della ricezione dell'avviso di garanzia nel 2017 vi era comunque stato il reciso respingimento di ogni accusa, così come si può evincere dalle parole contenute in un'intervista rilasciata al Corriere del Veneto: «La vicenda è dolorosa, però a parere del sottoscritto le cose non sono affatto andate come si adombrava all’inizio. - affermava al tempo il primo cittadino di Garda - Con i tecnici comunali abbiamo svolto una serie di accertamenti e i risultati che se ne traggono ci portano ad affermare con certezza che non sussiste alcuna responsabilità da parte del sottoscritto né, tantomeno, dell’ente pubblico».

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