Mercoledì i quadri rubati tornano a Castelvecchio. Meocci: "Un atto dovuto"

Il giornalista, insieme a Gianni Lollis, aveva promosso una raccolta firme per esercitare un pressione determinata sulle istituzioni finalizzata alla restituzione delle opere trafugate

Niente cifra tonda per il rientro delle 17 opere tarde rubate al museo veronese di Castelvecchio. Dopo numerosi rinvii si ha addirittura l'ora del rientro delle opere in Italia: le 17.30 di mercoledì 21 dicembre, 398 giorni dopo la rapina. Proprio mercoledì una delegazione italiana partirà da Kiev e ritornerà con le tele che dal loro ritrovamento sono state conservate nella capitale ucraina. Di questa delegazione faranno parte il ministro Dario Franceschini, il sindaco di Verona Flavio Tosi, il generale Fabrizio Parrulli come comandante dei carabinieri tutela patrimonio culturale, il sostituto procuratore Gennario Ottaviano che ha coordinato le indagini e il direttore del Servizio Centrale Operativo (Sco) Renato Cortese.

"Siamo molto soddisfatti dell’ormai imminente restituzione dei quadri rubati al museo civico di Castelvecchio e ritrovati a inizio maggio in Ucraina - ha dichiarato il giornalista Alfredo Meocci, che insieme al presidente della società di belle arti di Verona Gianni Lollis ha promosso una raccolta firme per la restituzione dei quadri - Verona ha dovuto penare ma finalmente si riappropria di ciò che le appartiene. Sono stati mesi convulsi: la notizia della rapina delle tele e il balletto attorno alla loro restituzione hanno fatto il giro dei media italiani ed esteri. Speriamo che quanto accaduto serva di lezione per il futuro. Il nostro patrimonio artistico, che è la nostra memoria, e dunque la nostra storia, va difeso con determinazione. Ringraziamo i cittadini e i turisti che hanno aderito alla nostra raccolta firme e tutti i veronesi che hanno fatto sentire la propria voce. Con la nostra iniziativa, non polemica e mirata esclusivamente ad esercitare pressione sulle istituzioni affinché la restituzione delle tele fosse una priorità, speriamo di avere dato il nostro contributo. È stato un movimento di popolo, silenzioso, discreto, ma determinato. È stata la dimostrazione, ce ne fosse stato bisogno, di quanto i veronesi amino la propria città e di come siano decisi nel difenderla".

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