Sos Parco Natura Viva: «Criticità massima. Chiediamo a tutti di aiutarci»

La struttura non pensava di festeggiare i cinquant'anni chiusa a causa del coronavirus. E per sostenersi ha attivato una raccolta fondi

 

Mascherine, guanti, distanze di sicurezza, lavoro nei reparti degli animali uno alla volta così come le pause, se possibile da trascorrere all’aperto: queste e altre sono le misure di precauzione prese per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori del Parco Natura Viva di Bussolengo, che non si ferma nemmeno quando lo stop in tutta Italia interessa la maggior parte delle attività lavorative.

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In bassa stagione, la struttura arrivava ad accogliere anche duemila persone in una sola giornata, ma in questi giorni al suo interno si muovono solo le macchinine elettriche del personale, che si sposta da un reparto all'altro per portare frutta, verdura, pasti e arricchimenti per gli animali. Le ricadute economiche dell'assenza dei visitatori segnano un cinquantunesimo anno di attività enormemente critico per il Parco Natura Viva che ha lanciato una raccolta fondi per sostenere tutte le specie che qui vivono. «Gestiamo una struttura con 1.200 animali - ha spiegato Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico - che sfiora costi costanti per 14mila euro al giorno, anche se i nostri cancelli rimangono chiusi. Tra questi sentieri deserti, continuiamo ad assicurare le esigenze quotidiane e il benessere degli animali che qui vivono, grazie al lavoro di keeper, veterinari ed etologi che proseguono nei turni, garantendo la sopravvivenza degli esemplari ospitati. Stiamo vivendo una situazione di massima criticità poiché ci troviamo privi della nostra unica forza: i nostri abbonati, i nostri visitatori e il pubblico che ci segue».

Oltre alla sopravvivenza degli animali, ci sono anche in ballo i 25 progetti di conservazione delle specie minacciate e i 6 progetti di reintroduzione in natura degli esemplari nati al Parco, oltre che la certezza di poter continuare a realizzare studi scientifici e progetti a lungo termine. «Tramite la nostra Fondazione Arca - continua Avesani Zaborra - chiediamo a tutti di aiutarci perché mai avremmo immaginato di uscire dalla pausa invernale e dover fare i conti con un esordio così difficile del nostro secondo mezzo secolo».

Un appello che già è stato raccolto da molte persone e che ha bisogno dell'aiuto di tutti.

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