Profughi a Pescantina. I favorevoli si fanno sentire con una sottoscrizione

Un gruppo di cittadini non contrari all'accoglienza ha inviato una lettera aperta a cui tutti possono aderire. "Un'accoglienza ben gestita è occasione di crescita per la comunità"

Finora si erano sentite soltanto le voci dei contrari, le preoccupazione di chi non vorrebbe l'accoglienza di profughi a Pescantina, con tanto di manifestazione in programma per domani sera, 27 settembre. L'accoglienza però non è osteggiata da tutti.

"Siamo da anni coinvolti e impegnati nell’accoglienza di tutti quegli uomini, donne, bambini e anziani che sono costretti a fuggire dai loro paesi d’origine a causa di guerre (che non vogliono combattere), carestie, fame e sete (anche di giustizia). Vorremmo che anche nel nostro paese nessuno si sentisse straniero". Comincia così la lettera scritta da alcuni cittadini di Pescantina e pubblicata su Il Pescantinese. Una lettera con cui si chiede l'adesione a tutti coloro che non sono contrari all'ospitalità che potrebbe essere offerta ad un gruppo di profughe nell'edificio all'angolo tra via Are e via Prese.

"L’accoglienza dello straniero è un valore antichissimo riconosciuto in tutte le culture tradizionali e presente in tutte le maggiori religioni. È inoltre riconosciuta dal diritto internazionale con accordi precisi e sottoscritti dal nostro paese sotto l’egida dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Crediamo che un’accoglienza ben gestita possa essere un’occasione di crescita per la nostra comunità. Ci dissociamo da tutte quelle manifestazioni xenofobe che sono già degenerate anche a Pescantina in veri e propri atteggiamenti razzisti (a tale proposito basti guardare cosa circola nel mondo dei social network). Deploriamo inoltre l’operato di quelle forze politiche che strumentalizzano malcontento, crisi, frustrazioni e paure irrazionali, che non hanno niente a che fare con la presenza dei profughi, ma trovano spesso espressione, coagulandosi, nel rifiuto dell'altro, nell'esclusione e nell'emarginazione del diverso, nella non accettazione dell'alterità in nome di una ricerca identitaria da tempo andata delusa".

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