Presentata la 14^ edizione del Festival Biblico: dalle Sacre Scritture sguardo verso il "futuro"

Dopo l'introduzione al tema della 14^ edizione, vale a dire il "futuro", sono stati illustrati i programmi di tutte le sedi aderenti alla rassegna, tra cui quello di Verona dove il Festival dedicato alle Sacre Scritture tornerà dal 4 al 6 maggio, anticipato da alcuni eventi di Anteprima in agenda da metà aprile e da una "finestra" sul territorio gardesano

Un Festival che guarda al futuro con l’esperienza del passato e la consapevolezza del presente. A un tempo misterioso - tanto lontano, quanto vicino -, che da secoli scandisce inquietudini e attese dell’animo umano, ma anche speranze, immaginazione, lotte e percorsi di crescita e cambiamento. Si accorda sulle frequenze del Futuro il tema guida del Festival Biblico 2018, la rassegna culturale sulle Sacre Scritture promossa da Diocesi di Vicenza e Società San Paolo, che dal 3 al 27 maggio tornerà nelle città e provincie di Vicenza, Verona, Padova, Rovigo, Vittorio Veneto con conferenze, incontri, meditazioni, letture, visite guidate, e ancora concerti, mostre, spettacoli e performance artistiche, per un totale di oltre 200 appuntamenti, declinati sullo spunto di questa 14edizione.

Fedele al suo DNA di luogo sociale di incontro, nel quale interrogare e interrogarsi sulle questioni più attuali, la nuova kermesse indagherà, attraverso vari linguaggi e da differenti prospettive, quanto abbia da dirci, oggi, la Bibbia in fatto di Futuro. Cercando di tracciare più sentieri possibili, al fine di avvicinarci alle risposte più o meno persuasive sulla domanda che maggiormente agita  l’uomo del nostro tempo, e suggerire così nuovi spazi di riflessione e inedite visioni.

«La Diocesi di Vicenza  sostiene con convinzione il Festival per un duplice motivo. Primo, per far riscoprire il messaggio biblico attraverso il racconto delle Scritture secondo un taglio non solo confessionale, ma anche e soprattutto culturale, in grado di sposare le molteplici e differenti istanze umane», ha spiegato mons. Roberto Tommasidirettore dell’Ufficio per la Cultura della Diocesi di Vicenza e copresidente del Festival Biblico insieme ad Ampelio Crema, alla conferenza stampa di presentazione regionale tenutasi questa mattina ai Musei Civici di Vicenza. Secondo, perché «attorno alla Bibbia, in questi anni, sono nate tante collaborazioni tra realtà ecclesiali ed enti della società civile e culturale del territorio, che hanno consentito di aprire sempre nuovi orizzonti. A beneficio della comunità stessa e del bene comune».

Il tema del Futuro ci connette con la grande questione del tempo e dei tempi, «la stessa da cui hanno avuto genesi, attraverso i secoli, l’arte, la filosofia, la religione, la scienza, tutte le espressioni umane che nei confronti del futuro hanno assunto su di sé una sorta di ingaggio», ha aggiunto Tommasi. «Una parola, il futuro, che guardando alla società contemporanea, da un lato risveglia sogni e immaginazioni, dall’altro paure e insicurezze, nebbia e buio. Possiamo allora attingere dal Nuovo Testamento (Efesini 1-10) che parla del tempo come kairòs (dal greco: occasione), cioè come momento decisivo, di pienezza, ovvero il tempo di Dio che agisce nella storia e salva. Un concetto rappresentabile con una spirale lungo la quale tutte le cose tornano, si ripetono, ma a un livello diverso, con consapevolezze più ampie e mature. Perché Dio, appunto, le ha trasformate».

L’idea dominante del tempo suggerita dai media odierni, invece, è assimilabile a una linea di ininterrotto progresso che va dal passato al futuro, «che è il tempo della produzione industriale, dell’ottimismo storico, in cui ciò che segue sarà comunque migliore di ciò che precede, perché il fine dell’uomo è nelle sue mani».  Un tempo nel quale non si percepiscono più né passato né futuro, ma solo l’istante. «Come costruire allora il futuro che non c’è? In questo tempo a “geometria variabile”, in una scena mondiale irretita dall’insicurezza e dilaniata dai conflitti, in una psicosi collettiva dominata dalla paura più che dalla speranza? Coltivando la pazienza e la cura, coltivando la fede nella promessa del Dio affidabile. Chi crede così nel futuro si prende liberamente cura del presente, quindi degli uomini e delle donne che trova lungo la strada, della Terra che ha avuto in eredità, dei sogni che meritano di essere ancora sognati».

Verona, un'antica città del futuro

Il Festival Biblico torna in riva all’Adige dal 4 al 6 maggio. Con anteprime dal 16 aprile, per un totale di circa 30 appuntamenti. «Ancora una volta è il territorio con il suo genius loci a suggerire al Festival Biblico allestito nel territorio scaligero alcune idee sul tema 2018. Nello specifico la via consolare romana detta Postumia, asse viario sulle cui fondamenta è stata eretta la città, che con l’occasione diventa, quindi la direttrice tematica, geografica, spirituale, dell’intera rassegna veronese, in programma dal 4 al 6 maggio, con alcune proposte di anteprima a partire dal 16 aprile e una finestra sul territorio gardesano.

«A Verona, la via Postumia si incrociava infatti con la Claudia Augusta e la Gallica, configurando quella che sarà la caratteristica permanente della città per gli anni futuri, fino ai nostri giorni: un crocevia di personaggi, idee, civiltà, avvicendamenti complessi, che ha dato origine a una città aperta, vivace e accogliente. Una vocazione che Verona è chiamata a custodire e proporre anche per il futuro, e che il Festival Biblico, in riva all’Adige per il settimo anno consecutivo, contribuirà a coltivare con spunti dal territorio, ma anche contaminazioni da mondi altri», ha spiegato don Martino Signoretto, Vicario episcopale per la Cultura della Diocesi di Verona e referente del Festival Biblico per Verona.

Ecco che a inaugurare il cartellone scaligero, venerdì 4 maggio, sarà  monsignor Timothy Verdon, storico dell’arte sacra, Canonico del Duomo di Firenze e inoltre direttore del Museo dell’opera di quest’ultimo, che ci condurrà in un viaggio nel futuro, attraverso la lettura di celebri immagini sacre, essenzialmente riconducibili al Giudizio Universale, «quale possibile chiave, lasciataci in eredità da artisti-profeti, per ipotizzare il nostro avvenire e sentire il profumo di quanto ci sta davanti. L’arte come profezia, dunque, di un tempo che non ci appartiene immediatamente, ma che possiamo percepire in tutta la sua potenza già nel  tempo presente».

Di pregnanza “profetica” anche la testimonianza di Gregoire Ahongbonon (4 maggio), laico del Benin che dagli anni ‘90 ha accolto oltre 60mila persone con problemi psichici, spezzando loro le catene di ferro in cui spesso venivano trovati. Un testimone universale dell’azione concreta che ciascuno potrebbe compiere difronte a un problema sociale. Tra le proposte a cielo aperto, fiore all’occhiello dell’offerta scaligera, «siamo tutti in fermento per l’apertura del nuovo itinerario del progetto Verona Minor Hierusalem: “Rinascere dalla terra, Verona crocevia di storia, civiltà e cultura” (5 e 6 maggio)», anticipa Signoretto, «di cui daremo assaggio proprio in occasione del Festival, e che si pone l’obiettivo di riscoprire e valorizzazione una porzione della Postumia, attraverso un pellegrinaggio urbano a più tappe, che oltre ad alcune chiese allineate sulla via consolare (San Zeno in Oratorio, San Lorenzo, Sacello di Sante Teuteria e Tosca) toccherà l’antico Arco dei Gavi, a sua volta protagonista di uno spettacolare lights show dal titolo “Alla fine…era luce”  a cura di Lucio Schiavon, artista e illustratore veneziano di fama, che per una notte (5 maggio) trasformerà il monumento romano in uno stargate del futuro, una simbolica porta della speranza, proiettandovi un gioco di luci, colori, musica e parole dalla Genesi all'Apocalisse».

Verona darà quindi voce a una serie di questioni dal forte carattere interculturale, come nel dialogo sulla vita extraterrestre “E se esistesse la vita aliena?” (5 maggio) tra il cosmologo Yves Gaspar e il gesuita e docente Andrea Vicini, che giungerà appositamente da Boston, per indagare una questione non di poco conto: se esistesse la vita aliena, come cambierebbe la concezione della Rivelazione cristiana e della redenzione?

Non mancherà il gergo dell’ironia, riso e leggerezza, offertoci da Paolo Cevoli al Teatro Ristori (5 maggio), nello spettacolo “La Bibbia”, guidato da un Dio “capocomico”. «Anche la comicità – puntualizza Signoretto - costituisce una chiave di lettura soprattutto quando il futuro si presenta con toni minacciosi, per imparare dal proverbio popolare che “ride bene chi ride ultimo” e che quindi non vale la pena lasciarsi dominare dalla paura... ma è meglio azzerarla con una risata».

Il Festival Biblico 2018 affronta il tema del futuro, non tanto come slogan, ma come paradigma dei nostri tempi. «In un periodo storico in cui affiorano nostalgie a livelli diversi, come ha ben evidenziato Zygmunt Bauman nel suo ultimo libro "Retropia", il festival tenta di riportare la questione “Futuro” nella sua prospettiva biblica, quindi con il carico di speranza che l'uomo biblico ha sempre coltivato, ad ogni costo, anche quando la prospettiva era ed è la morte. Morte che per l’uomo biblico è solo momento di transizione per l’aldilà, in attesa di una futura risurrezione». 

Le inquietudini del e per il futuro saranno contaminate da un approccio multidisciplinare che le canalizzerà in un ricerca collettiva e condivisa della  speranza. Lavoro, famiglia, innovazione, robotica, ambiente, sostenibilità, migrazione, crescita demografica, sicurezza, istruzione, salute, anzianità e denatalità, «sono i mattoni con cui oggi costruiremo il nostro futuro, un futuro sempre più rapido, in cui il fattore tempo subisce un’accelerazione proporzionale al nostro indice di crescita tecnologica. Risulta quindi fondamentale affrontare queste sfide con lo stile di chi vuole accendere la sua luce», spiega Signoretto. Ognuna di queste tematiche avrà quindi un focus dedicato.

Con Francesco Magagnino di TEDx Verona e Andrea Vaccaro, filosofo e teologo, all’incontro “Intelligenza artificiale-Quale futuro per noi umani? La fine dell’antropocene” (5 maggio), «parleremo infatti del lavoro in rapporto alla robotica, sia meccanica sia digitale, che sta allarmando intere generazioni. Il problema è antropologico: che idea di uomo e donna immaginiamo pensando a una vita priva della necessità di lavorare? Come si pone questa prospettiva rispetto a quello che la Genesi dice sul lavoro?», provoca Signoretto. A proposito della nobiltà del lavoro le Scritture ci dicono che «il Creatore dell'universo è un Dio che lavora e riposa. La creazione ha una struttura ebdomadaria -sei giorni di lavoro più uno di riposo-, a suggerire l’armonia e la bellezza della stessa attività creatrice (lavoro). Dio benedice l’uomo e la donna nel loro riempire la terra, prenderne possesso e governarla anche, e soprattutto, con il loro lavoro. E questi atti di generazione, di relazione e di lavoro sono parte del progetto di Dio, di ordine nel mondo e di vittoria sulle forze del caos».

Imperdibile inoltre la mostra “Giotto. La cappella degli Scrovegni – Padova”, che inaugurerà il 20 aprile a San Pietro in Archivolto. Un progetto promosso da Associazione Rivela che coinvolgerà gli studenti dell’alternanza scuola lavoro nell’accoglienza dei visitatori per condurli dentro l’universo giottesco. La mostra, prodotta da Itaca, riproduce fotograficamente e fedelmente in scala 1:4 le immagini, delle pareti della cappella dopo i restauri del 2002, che hanno riportato gli affreschi all’antico splendore rivelando la bellezza e genialità della pittura giottesca.

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