Revoca della cittadinanza a Poroshenko, la protesta dell'Ambasciatore ucraino

La mozione firmata dal consigliere comunale della Lega Nord Vito Comencini per la revoca della "cittadinanza onoraria" al Presidente ucraino Poroshenko, ha provocato una dura reazione da parte dell'Ambasciatore in Italia Yevhen Perelygin: "Ignobili giochi politici"

Il Presidente ucraino Poroshenko con l'allora sindaco Flavio Tosi e i quadri "ritrovati" dopo il furto a Castelvecchio

Quello che a ragione venne definito a suo tempo il "colpo del secolo", perpetrato al Museo di Castelvecchio nel novembre del 2015, non poteva che lasciare strascichi degni del suo clamore. Ed è proprio ciò che sta avvenendo in questi giorni, con Verona al centro di un intricato conflitto politico internazionale. 

Come noto nel maggio del 2016, in seguito al ritrovamento delle opere trafugate in territorio ucraino, l'amministrazione scaligera guidata dall'allora sindaco Flavio Tosi decise, quale «segno tangibile di riconoscenza da parte della città», di attribuire al Presidente dell'Ucraina Petro Poroshenko la "cittadinanza onoraria". Una decisione che non mancò di suscitare già nell'immediato aspre polemiche, e che dagli avversari politici di Tosi venne interpretata come un segnale di debolezza da parte del primo cittadino veronese, descritto dai "maliziosi" come un sindaco in difficoltà (se non addirittura sotto ricatto) e costretto a giocarsi il jolly della "cittadinanza onoraria" pur di riavere a casa le opere di Castelvecchio. 

Questo tipo di attacchi all'allora sindaco Tosi, furono portati avanti soprattutto da esponenti della Lega Nord, tra i quali alcuni di quelli che oggi siedono sui banchi della maggioranza in Consiglio comunale. Sono inoltre ben note le simpatie della nuova giunta nei confronti del presidente padre padrone di tutte le Russie Vladimir Putin, al pari del difficile rapporto, giusto per essere eufemistici, che intercorre invece proprio tra la Russia e l'Ucraina di Poroshenko. È dunque alla luce di tutto questo che va anche letta la recente proposta, firmata in primis dal capogruppo della Lega Nord Vito Comencini, di togliere la "cittadinanza onoraria" al Presidente ucraino a distanza di poco più di un anno dal suo conferimento.  

«Non si capisce quale siano stati i meriti del Presidente ucraino nel ritrovamento delle opere, né tanto meno di una restituzione delle stesse, sofferta e travagliata». Questo uno dei passi salienti della mozione per la revoca, mentre ulteriori giustificazioni al provvedimento sono state avanzate da un altro esponente della Lega Nord come Stefano Valdegamberi, il quale ha piuttosto fatto appello all'impossibilità per Verona di avere alcunché da spartire con «il regime di Kiev» (facendo particolare riferimento al conflitto nella regione contesa del Donbass), dimenticandosi forse di come anche nella Russia dell'amico Putin la "Democrazia" non goda esattamente di ottima salute e i giornalisti stessi abbiano i loro piccoli problemucci quotidiani da dover affrontare per svolgere liberamente il loro lavoro.

Al netto di tutto ciò, è infine giunta la pronta replica ucraina alla proposta di revocare la "cittadinanza onoraria" a Poroshenko da parte di Palazzo Barbieri. In una lettera indirizzata al sindaco Federico Sboarina e al Presidente del Consiglio comunale Ciro Maschio, l'Ambasciatore dell'Ucraina in Italia Yevhen Perelygin ha voluto esprimere la «grande perplessità» con la quale la notizia è stata appresa, pur subito aggiungendo di «non voler interferire con il diritto sovrano della città di Verona di decidere» nel merito.

Al centro della contestazione da parte dell'Ambasciatore vi sono le modalità con le quali l'Ucraina e la città di Verona collaborarono all'epoca dei fatti, una cooperazione giudicata da Perelygin priva di secondi fini e tutto sommato rapida: «Vi assicuro che questo lavoro intenso svolto tra le due parti non aveva certamente lo scopo di ottenere o meno qualche onoreficenza. Purtroppo, in questi giorni, gli stessi quadri sono fortemente strumentalizzati dai promotori di questa iniziativa - prosegue nella lettera l'Ambasciatore - che vede l'utilizzo degli stessi quale supporto alla costruzione di tesi propagandistiche e fantasiose concepite nella fabbrica di propaganda del Cremlino».

A questo punto la missiva di Yevhen Perelygin indirizzata al Consiglio vira proprio sui fatti di politica interna ucraina: «Devo ricordare che dal 2014 l'Ucraina è costretta a vivere nelle estreme condizioni dell'aggressione militare russa. Gli organismi internazionali, in particolare l'UE, l'OSCE, la NATO, il Consiglio d'Europa, ed altri, riconoscono che in Donbas c'è in atto un'aggressione della Federazione Russa contro l'Ucraina. Quale conseguenza delle azioni destabilizzanti nella regione del Donbass, tredicimila cittadini ucraini, inclusi diecimila civili, hanno perso le loro vite. Quasi due milioni di persone provenienti dal Donbass e dalla Crimea, illegalmente annesse, sono diventati sfollati interni. Abbiamo dovuto subire la distruzione della nostra economia, delle infrastrutture e del benessere di tutti i cittadini ucraini toccati nel profondo da una guerra ingiusta». Nella nota di chiusura della lettera, infine, l'Ambasciatore ucraino si dice «sicuro che la storia metterà tutto al suo posto», mentre «i quadri che sono sopravvissuti a tante vicende drammatiche, sopravvivranno anche a questi ignobili giochi politici». 

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