Rientrata a casa, la picchia fino a farle perdere i sensi e chiama la polizia

L'aggressore ha chiesto l'intervento del 113, dichiarando di averne bisogno per evitare di «gettare la consorte dalla finestra». Per lui sono scattate le manette, mentre la vittima ha riportato ferite giudicate guaribili in 30 giorni

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Era tornata a casa dopo un diverbio telefonico avuto con il marito, mentre ancora si trovava sul posto di lavoro. Prima di rientrare aveva ricevuto un messaggio con cui il coniuge, un cittadino romeno di 37 anni, le intimava di non ripresentarsi e la minacciava di morte. Raggiunta l’abitazione, in via Monte Ortigara a Verona, la donna è stata subito aggredita verbalmente e fisicamente, presa a calci e pugni fino alla totale perdita dei sensi.
La notizia è giunta alla centrale operativa della Questura giovedì, poco dopo la mezzanotte. A denunciare l’aggressione è stato lo stesso autore del reato che, dopo aver confessato di aver picchiato la moglie, ha dichiarato di aver bisogno dell’intervento della polizia per evitare di «gettare la consorte dalla finestra».
Quando sono arrivati sul posto, gli agenti delle Volanti hanno trovato la vittima, appena rinvenuta dallo svenimento, completamente nuda, accovacciata tra le lenzuola del letto, con il volto interamente tumefatto, ancora terrorizzata dalla presenza in casa del marito. Quest’ultimo, evidentemente ubriaco e per nulla intimorito al cospetto dei poliziotti, ha continuato per tutto il corso dell’operazione ad inveire contro la moglie e a giustificare le proprie azioni violente; un atteggiamento che inizialmente ha indotto la donna a rifiutare qualsiasi tipo di aiuto da parte degli agenti, i quali hanni richiesto l’intervento di un’ulteriore pattuglia per allontanare l’aggressore e consentire così alla vittima, visibilmente prostrata, di reagire.
Le evidenti echimosi, le abrasioni al viso, ad un braccio e la diffusa sensazione dolorosa al petto lamentata dalla 40enne, hanno indotto gli operatori di polizia a richiedere l’immediato intervento del personale sanitario che, vista la situazione, ha ritenuto opportuno procedere ad un trasferimento della stessa presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Borgo Trento.
Nel frattempo, il sopralluogo effettuato all’interno dell’abitazione ha consentito di rilevare gli evidenti segni della violenta lite avvenuta quella notte tra i coniugi: la porta della doccia era danneggiata, divelta rispetto alla sua sede originale, l’interno della camera da letto era sottosopra, vari oggetti e suppellettili rotte erano sparsi sul pavimento, a testimonianza delle varie fasi dell’aggressione.
Due inquilini, interpellati in merito all’accaduto, hanno dichiarato di aver udito le grida disperate della donna e i rumori di oggetti infranti provenire dal bagno e dalla camera da letto, nonché di essersi particolarmente spaventati dopo aver sentito l’uomo dire che avrebbe gettato la compagna dalla finestra e aver chiaramente riconosciuto il rumore di apertura delle persiane. Gli stessi hanno descritto l’aggressore come un soggetto violento e irascibile, dedito all’abuso di bevande alcoliche, dal comportamento aggressivo e spesso prevaricatore nei confronti della compagna.
Ulteriore conferma è stata ottenuta dalle forze di polizia grazie alle ammissioni della vittima che, dopo un primo fermo rifiuto di sporgere denuncia nonostante il pestaggio subito, ha poi confessato agli agenti che in altre occasioni si erano verificati episodi analoghi ma che mai aveva trovato il coraggio né di formalizzare un’accusa verso il marito, né di rivolgersi ad una struttura ospedaliera per ricevere cure, per paura di ritorsioni o di reazioni ancora più violente da parte dell’uomo. L’aggressione della notte scorsa è costata alla 40enne, attualmente domiciliata a Verona ma residente in provincia di Cosenza, una prognosi di 30 giorni per le percosse subite che le hanno causato l’infrazione di una costola, un trauma cranico e un trauma facciale.

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Alla luce di quanto accertato, gli agenti delle Volanti hanno proceduto all’arresto in flagranza di L.S.M. che, accusato di maltrattamenti in famiglia e di lesioni personali, è stato condotto presso il carcere di Montorio, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Sabato mattina, dopo la convalida dell’arresto, il gip ha disposto nei confronti dell’uomo il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla vittima.

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