Pfas nel sangue dei cittadini di San Bonifacio, che non è nella Zona Rossa

I più vicini ai territori più contaminati sono i residenti della frazione di Lobia, che riuniti in comitato hanno fatto prima analizzare l'acqua del rubinetto e poi il sangue di due cittadini

San Bonifacio non è uno dei comuni veronesi che ricade nella cosiddetta Zona Rossa, e cioè quella parte del territorio veneto maggiormente colpito dalla contaminazione da Pfas nell'acqua. Questo però non ha attenuato le preoccupazioni dei cittadini, in particolare di quelli che vivono nella frazione di Lobia e riuniti nel comitato "Lobia per Lobia".

Come raccontato dalla presidente del comitato Giuseppina Stefanello a Luca Fiorin de L'Arena, nell'aprile di quest'anno "Lobia per Lobia" si è appoggiato ad un laboratorio privato per analizzare un campione di acqua preso dal rubinetto di un'abitazione della frazione. I risultati di quelle analisi parlavano di una concentrazione di Pfas di 230 nanogrammi per litro, sotto i limiti imposti allora dalla Regione, ma non più accettabile per i nuovi limiti adottati da Venezia.

Il comitato non si è però fermato e a settembre dall'analisi dell'acqua è passata all'analisi del sangue. Due cittadini, una più giovane e l'altro più anziano, che hanno sempre vissuto a Lobia bevendo acqua del rubinetto si sono sottoposti ad analisi per sapere se e quante sostanze della famiglia delle Pfas ci fosse nel loro sangue. Per la ragazza giovane il risultato è di poco superiore al dato peggiore registrato nei territori non contaminati da Pfas, mentre per l'uomo la presenza di Pfas nel sangue e simile a quella che si registra nei territori più inquinati.

Le analisi sono state mostrate al sindaco di San Bonifacio Gianpaolo Provoli che si è detto pronto a chiedere che anche alcuni residenti di Lobia siano inseriti tra quelli da analizzare attraverso lo screening in corso nella Zona Rossa.

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