Pfas. Un ex operaio della Miteni rivela lo smaltimento illecito dei residui

Un sistema andato avanti fino al 2004 e mai denunciato. Coordinamento Acqua Libera dai Pfas: "L'azienda per anni ha contaminato le acque delle nostre falde"

A parlare è un ex operaio della Miteni, la ditta vicentina di Trissino, indicata come responsabile dell'inquinamento da Pfas nelle acque venete. Le rivelazioni del lavoratore, ora ammalato, fanno riferimento ad un periodo di tempo che arriva fino al 2004 e descrivono un sistema di smaltimento illecito dei residui di lavorazione. Incidenti che non venivano denunciati e che cambiavano l’acqua del torrente Poscola.

"Un sito industriale talmente inquinato che anche oggi, nonostante i tentativi di bonifica, non si riesce a risanare - scrive il Coordinamento Acqua Libera dai Pfas, riferendosi alla Miteni - Un'azienda che per anni, come segnalato da numerosi documenti di Arpav, ha contaminato le acque delle nostre falde e che ancora tenta di difendersi con puerili volantini dove si paragonano i Pfas alla caffeina, dimenticandosi i dati dello studio americano sull’incidente causato dalla Dupont in Ohio (USA): studio recepito anche dall’Istituto Superiore di Sanità che mette in correlazione la maggiore probabilità di insorgenza di gravi patologie mediche nelle popolazioni esposte all’inquinamento da Pfas".

Il Coordinamento sabato 14 maggio a Lonigo presenterà lo studio realizzato da Enea e Isde, in cui è stato evidenziato che la maggiore incidenza di gravi patologie a carico della popolazione è molto probabilmente riconducibile anche all’esposizione ai Pfas. "Date le evidenze scientifiche e le testimonianze, ci aspettiamo dunque dagli attuali proprietari una presa di responsabilità che ancora non si evidenzia - fanno sapere dal Coordinamento - Chi inquina paghi, questo è quanto chiediamo, ed ora ancora più convinti invitiamo tutte le istituzioni ad agire in modo univoco affinché chi è stato autore e protagonista di questo disastro risponda in ogni sede delle sue azioni".

Proprio sul tema delle responsabilità penali e delle vecchie e nuove frontiere dell'illegalità ambientale in Veneto sarà centrato un importante convegno in programma venerdì 13 maggio a Verona (presso l'aula B Silos di Ponente al Polo Universitario di Santa Marta) organizzato da Legambiente. A partire dall'analisi sulla nuova legge sugli ecoreati, verranno portati a conoscenza dei cittadini gli strumenti per combattere gli ecocriminali e risanare il territorio, con un approfondimento proprio sul caso Pfas.

E inevitabile che l'argomento Pfas s'intrecci anche con il recente rapporto dell'Ispra sulla presenza dei pesticidi nelle acque superficiali e sotterranee. "Di fronte a un simile allarme ambientale il Governo dovrebbe fare un mea culpa e cambiare la sua politica a cominciare da due fronti: le sostanze chimiche Pfas e i fitosanitari, che sono ancora in uso nonostante siano noti i loro effetti altamente nocivi sulla salute umana e sull’ambiente". Questo è quanto dichiarato dalla deputata del M5S Silvia Benedetti.

"La latitanza del Governo, che ancora non interviene a normare l’utilizzo delle sostanze perfluoroalchiliche che hanno creato in Veneto un disastro ambientale senza precedenti, è scandalosa ed è la stessa che riguarda il glifosato, erbicida cancerogeno messo al bando già da tempo in altri paesi ma in Italia ancora usato attraverso il trucchetto delle deroghe - prosegue la Benedetti - Di fronte a questi dati il Governo potrebbe dare un segnale e tempestivamente fare propria la legge che ho depositato in Parlamento sui limiti dei Pfas nelle acque, così come potrebbe rivalutare gli impegni respinti della mozione sui fitosanitari presentata alcuni mesi fa affinchè venisse rispettata la direttiva europea che non consente l’utilizzo del glifosate e di altri pesticidi altamente dannosi se non in situazioni straordinarie e limitate nel tempo".

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