Pfas, predisposto un protocollo d'intesa per la bonifica dell'area della Miteni

Coinvolge Regione Veneto, Provincia di Vicenza, Comune di Trissino e può essere esteso anche allo Stato. Ma le forze di opposizioni chiedono interventi immediati e la chiusura dell'azienda

Le aree contaminate da Pfas

La fonte dell'inquinamento da Pfas che poi ha contaminato le acque in molti comuni veneti nelle province di Vicenza, Verona e Padova per anni non è stata rimossa dalla Miteni. L'azienda di Trissino, ritenuta al momento l'unica responsabile dell'inquinamento, sapeva tutto e ciò nonostante ha continuato ad inquinare il terreno e la falda. Questo è il contenuto più importante della relazione prodotta dai carabinieri del Noe di Treviso che stanno indagando sulla vicenda. Una relazione con cui si chiede anche la bonifica dell'area contaminata. "Il Noe chiede esattamente la stessa cosa che abbiamo chiesto noi nel 2016 con un'interrogazione alla giunta - scrivono i consiglieri regionali 5 Stelle - ovvero che la Regione emetta l'ordinanza di bonifica del sito. Non si perda più tempo: la Miteni deve essere chiusa e la Regione deve chiedere la bonifica dell’area".

"Adesso chi ha sbagliato deve pagare, ma ancor prima si deve immediatamente agire per impedire che si continui a compromettere in questo modo l'ambiente - ha aggiunto la deputata 5 Stelle Silvia Benedetti - Alla Miteni è stato concesso fin troppo tempo. Cosa dobbiamo aspettare prima d'impedire a questa stessa azienda di scaricare anche solo un'altra goccia di sostanze pericolose per l'ambiente? Non è più assolutamente ammissibile scendere a compromessi, tanto più con chi ha agito in questo modo. Si impongano immediatamente limiti pari a zero sugli scarichi, il come l'azienda potrà adeguarsi non è problema della collettività, come per l'azienda, evidentemente, non è stato un problema preoccuparsi di quel che per anni causava alla collettività".

E chiede un intervento immediato anche la senatrice PD Laura Puppato. "Abbiamo fin da ora tutti i criteri per intervenire immediatamente, sia economici che scientifici, grazie al lavoro della Commissione Ecomafie e ai finanziamenti dello Stato, 23 milioni per il risanamento del bacino Fratta-Gorzone e 80 milioni per la costruzione di nuove opere acquedottistiche necessarie, sono fondi che rischiamo di perdere. Non è davvero chiara la situazione che si sta creando in Veneto, tutto pare deporre a favore di una grande confusione, scarsa capacità di comprenderne l'urgenza e un menare il can per l'aia per allontanare da se il calice amaro, che lascia soli è sempre più arrabbiati centinaia di migliaia di cittadini".

La Regione, però, ferma non è stata. Ieri, 15 giugno, a Palazzo Balbi si è tenuta una riunione tra Regione Veneto, Provincia di Vicenza e Comune di Trissino. I tre enti hanno condiviso la proposta di sottoscrivere a breve un protocollo d'intesa, da estendere eventualmente anche allo Stato, finalizzato al coordinamento del procedimento amministrativo di caratterizzazione e bonifica dei terreni dell'azienda Miteni inquinati dai Pfas. Il protocollo servirà come piattaforma di riferimento per assicurare il massimo supporto al comune di Trissino a cui spetta la competenza per la bonifica. L'assessore regionale all'ambiente ha sottolineato che il documento dei carabinieri del Noe contiene elementi conoscitivi relativamente all'inquinamento dei suoli che non erano mai stati resi noti dalla Miteni e di rilevante gravità. "Il piano di carotaggi dei terreni affidato ad Arpav proseguirà e servirà a programmare con precisione gli interventi di bonifica necessari e fare chiarezza anche sulle responsabilità del danno provocato su ambiente e salute dalla popolazione - ha concluso l'assessore - La relazione dei carabinieri si riferisce solo al problema del suolo, ma proseguirà comunque anche l’attività dell'Arpav per quanto riguarda la rilevazione dell'inquinamento dell'acqua e dell'aria".

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