Pfas, limiti e stato di emergenza. Le opposizioni attaccano: "Regione in ritardo"

Duro il M5S: "Zaia è il bello addormentato che si sveglia e si trova immerso nei Pfas fino alla brillantina". Mentre il PD rivendica l'azione del governo centrale per fronteggiare il problema

L'applicazione di limiti alla presenza di Pfas nell'acqua e la richiesta dello stato di emergenza con poteri speciali. Sono gli ultimi due provvedimenti presi della Regione Veneto per far fronte al caso di inquinamento che riguarda alcuni comuni delle province di Verona, Padova e Vicenza. E per entrambi i provvedimenti, la critica mossa verso l'amministrazione regionale è la stessa: la scarsa tempestività.

Siamo molto contenti che il presidente Zaia abbia chiesto lo stato di emergenza per il Veneto in relazione all'allarme Pfas. Peccato che il presidente si sia deciso con colpevole ritardo di quasi 8 mesi rispetto al nostro allarme lanciato con una relazione di quasi trecento pagine presentata in commissione ecomafie a febbraio.

A scriverlo è la senatrice PD Laura Puppato che spera che i poteri speciali che saranno concessi nel caso lo stato di emergenza sia concesso siano usati da Zaia per realizzare con celerità "tutte le iniziative che possano veramente rendere potabile al 100% l'acqua per tutti i cittadini del Veneto".

Più duro il Movimento 5 Stelle, che con il capogruppo in Regione Jacopo Berti definisce Zaia "il bello addormentato che si sveglia e si trova immerso nei Pfas fino alla brillantina".

Il problema dei Pfas è emerso nel 2013 e Zaia ha avuto quattro anni per mettere mano a una situazione che, evidentemente, non rappresentava un'emergenza elettorale - prosegue Berti - Adesso, a un mese dal referendum, si mette a fare le cose di corsa. Lo stato di emergenza lo chiede ora, mentre noi l'avremmo chiesto parecchio tempo fa, quando dicevano che eravamo degli allarmisti. Zaia si vergogni e inizi a fare qualcosa per i veneti chiudendo immediatamente la produzione dei Pfas.

Le accuse di inerzia o inettitudine vengono però respinte dalla Regione Veneto, per bocca del suo assessore all'ambiente Gianpaolo Bottacin

Il Veneto è l’unica Regione d’Italia a essersi mossa tempestivamente di fronte al problema dell’inquinamento da Pfas - afferma Bottacin - È il governo nazionale ad essere in ritardo. Per quanto riguarda i limiti agli scarichi industriali, il governo è intervenuto solo nel 2016 e neppure su tutte le sostanze Pfas, cosa che invece avrebbe dovuto fare subito. Nel frattempo la Regione ha però introdotto anche per gli scarichi industriali gli stessi limiti delle acque potabili. E per queste ultime la Regione ha deciso di ridurre i limiti proposti dall’Istituto Superiore della Sanità a scopo precauzionale, rendendoli i più restrittivi d’Europa, senza attendere ulteriormente che il governo si attivi.

Ma da Roma, replica il deputato veronese del PD Diego Zardini.

È stato solo grazie alle pressioni del governo che la Regione Veneto si è finalmente decisa a imporre limiti alla presenza di Pfas nelle acque - scrive Zardini - Per due anni Zaia ha fatto finta di niente, lasciando centinaia di migliaia di cittadini senza alcun tipo di risposta o proposta. Poi ha tentato maldestramente di scaricare sul governo le responsabilità di un intervento e abbiamo perso così altri otto mesi in litigi e dichiarazioni.

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