Pfas e tumori, la replica della Regione Veneto a Isde: «Nessun aumento dei rischi»

«Non è ammissibile - affermano dall'Area sanità e sociale della Regione Veneto - attribuire a "caso" l’aumento di patologie quali l’incrementato rischio di leucemie che, allo stato attuale, non risultano correlate alle sostanze Pfas»

Pfas, protesta di alcuni attivisti - immagine d'archivio

In merito a quanto recentemente affermato dai rappresentati di ISDE (International Society of Doctors for the Environment), relativamente alla contaminazione da Pfas che sarebbe all'origine di una lista di problemi a livello di salute ben più estesa rispetto a quanto viene ritenuto ufficialmente, tesi in particolare sostenuta dal Dott. Vincenzo Cordiano (Presidente di ISDE Veneto), l’Area sanità e sociale della Regione Veneto ha voluto fornire alcune puntualizzazioni.

«A tutela del benessere fisico e psicologico delle popolazioni esposte, - si legge all'interno di una nota della Regione Veneto - occorre innanzitutto ribadire l’assoluta priorità della trasparente divulgazione dei dati disponibili. Non è ammissibile, infatti, come fa l’ISDE, attribuire a "caso" l’aumento di patologie quali l’incrementato rischio di tumori ematologici (leucemie) che, allo stato attuale, non risultano correlate a tale sostanze. In ottemperanza a tale principio, la Regione del Veneto assicura la più ampia diffusione dei dati disponibili in occasioni pubbliche o dedicate al tema dell’inquinamento. È scientificamente corretto attenersi a quanto fornito dai flussi corretti di dati provenienti dalle strutture istituzionali preposte sui temi che, come in questo caso, sconfessano le affermazioni recenti e passate di rappresentanti dell’ISDE sulle malattie di cui le sostanze perfuoroalchiliche sarebbero causa di qualsiasi tipologia di patologia quali le leucemie, linfomi non Hodgkin, ecc».

«La Regione del Veneto - prosegue la nota - è attivamente impegnata nella sorveglianza clinico-epidemiologica della popolazione esposta a PFAS avvalendosi delle strutture competenti, quali il Servizio Epidemiologico Regionale e il Registro Tumori del Veneto. Da quando si è venuti a conoscenza del problema, la sanità regionale ha condotto studi epidemiologici sulla popolazione dell’Area Rossa, recentemente aggiornati. Tali studi hanno rilevato quanto già affermato in precedenti report per patologie correlate all’esposizione a tali sostanze, secondo quanto riportato in letteratura, ed evidenziano che la popolazione dell’Area Rossa presenta un modesto ma statisticamente significativo eccesso di prevalenza per alcune condizioni e malattie di tipo cardiovascolare e presenta per entrambi i sessi un aumento moderato ma significativo della prevalenza standardizzata di dislipidemie (ipercolesterolemie e/o ipertrigliceridemie)».

«Per quanto riguarda la mortalità - prosegue ancora la replica della Regione Veneto - si rileva un modesto ma significativo eccesso di mortalità per cardiopatie ischemiche, per malattie cerebrovascolari e, limitatamente al sesso femminile, per diabete. L’incidenza di patologia neoplastica (recentemente aggiornata al 31 12 2015 e comparata con la restante popolazione regionale) per gli organi “target” (rene, testicolo) non documenta incidenze significativamente diverse da quelle della popolazione generale. Per tumori non segnalati come connessi all’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche, si osservano alcuni scostamenti dei tassi incidenza in difetto o in eccesso (tumori  con eziologia prevalentemente associata a fattori comportamentali  o alla pressione diagnostica locale)». 

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