Pfas, Moretti interroga la Regione. Coletto replica: "Eviti di fare la scienziata"

La Consigliera del PD chiede come mai non sia partito lo screening su un campione di nati nel 2013 nella zona rossa e la secca risposta dell'assessore veneto alla Sanità non si è fatta attendere

Immagine d'archivio

Come mai la Regione non ha ancora attivato lo screening di monitoraggio per rilevare la presenza di Pfas su un campione di 50 bambini nati nel 2013 e residenti nella zona rossa? 

A porsi il quesito è la Consigliera regionale del Partito Democratico Alessandra Moretti, prima firmataria di un’interrogazione a risposta immediata

Nei mesi scorsi - spiega la Moretti - il Comitato dei cittadini di Lonigo si era appellato al direttore generale dell’Ulss 8: una misura minima per verificare l’effettivo funzionamento dei filtri a carboni attivi inseriti negli acquedotti con l’obiettivo di abbattere da subito le concentrazioni di sostanze perfluoroalchiliche. La proposta era stata accolta favorevolmente; tuttavia ci risulta che in un secondo momento la Direzione prevenzione, sicurezza alimentare e veterinaria della Regione abbia sospeso ogni decisione sullo screening senza dare alcuna spiegazione alle famiglie.

Dai dati riportati nelle bollette del servizio idrico - continua - emergerebbe che i filtri abbiano abbassato ma non eliminato la contaminazione dell’acqua potabile e gli stessi rappresentanti del Comitato ‘Stop Pfas Genitori attivi’ hanno ribadito le preoccupazioni sul corretto funzionamento al direttore generale dell’Ulss Berica, esprimendo il timore che anche la minima presenza nell’acqua delle loro abitazioni di sostanze perfluoralchiliche possa alzare i livelli di Pfas e Pfoa nel loro sangue e in quello dei loro figli.

Per fugare ogni dubbio e tutelare soprattutto le fasce più fragili della popolazione lo screening sarebbe indispensabile - afferma in chiusura Moretti - spero quindi che la Regione si dia una mossa, troppe famiglie aspettano risposte da troppo tempo.

La replica alle parole della Consigliera del PD arriva dall'assessore alla Sanità Veneto Luca Coletto, che commenta così l'interrogazione presentata. 

Se la Moretti sapesse, e in quanto Consigliere regionale ne avrebbe il dovere, quanto lavoro è in corso per la salvaguardia sanitaria di tutte le persone, e non solo dei bambini, coinvolte dal problema, eviterebbe di fare la scienziata, quanto meno prima di essersi informata dagli scienziati veri. Eviti di parlare prima di aver capito, sennò rischia una nuova nomination a ‘lady mi correggo’ dell’anno.

Gli screening – aggiunge – vanno fatti con criteri scientifici e con modalità che assicurino risultati scientificamente attendibili. Per questo, proprio per valutare le modalità migliori, i tecnici della nostra Direzione Prevenzione stanno lavorando con un gruppo tecnico composto da medici pediatri. Lo screening partirà appena loro avranno elaborato le modalità corrette. Se no lo organizzi la Moretti, magari con esperti migliori di quelli che le consigliarono di far trapelare una telefonata fantasma del Ministro della Salute sulle presunte catastrofi della sanità veneta.

Piuttosto – conclude il responsabile della sanità regionale – la Moretti faccia ciò che non dovrebbe poi riuscirle così difficile: solleciti l’amico Governo romano a scucire almeno una parte degli 80 milioni di euro promessi in periodo elettorale per gli acquedotti, perché per ora l’unica ad aver speso risorse vere, della sanità e dell’ambiente, è la Regione Veneto.

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