Pfas, Miteni chiede il "concordato preventivo in continuità aziendale"

L'azienda di Trissino ha inoltrato la domanda al Tribunale di Vicenza per poter accedere al credito bancario e poter attuare così il piano di rilancio e di riconversione, proseguendo con l'attività di bonifica

Miteni Spa ha presentato oggi (mercoledì, ndr) al tribunale di Vicenza la domanda per accedere al concordato preventivo in continuità aziendale.
La richiesta si è resa necessaria per assicurare il mantenimento delle attività a seguito della difficile situazione finanziaria.

Questa la nota divulgata dall'azienda di Trissino, in provincia di Vicenza, indicata da Arpav come principale responsabile dell'inquinamento da pfas che ha colpito tre province venete, tra cui quella veronese

Miteni è una società di proprietà del gruppo ICIG - prosegue la nota - che ha rilevato l’attività nel 2009 da Mitsubishi acquisendone anche i debiti e la forza lavoro, con l’'obiettivo di rilanciare lo stabilimento di Trissino che rappresenta un'eccellenza nel mondo per la ricerca e la produzione nel suo settore.
ICIG dall’'acquisizione non ha mai percepito dividendi ma anzi ha supportato finanziariamente l'azienda assumendosi anche gli oneri derivanti dai problemi ambientali prodotti dalle proprietà precedenti che hanno inciso in modo importante sul bilancio.
In un contesto difficile ma di costante impegno in favore dello stabilimento, del lavoro e per le attività di bonifica, si è inserita la difficoltà di accesso al credito presso le banche del territorio preoccupate per la reputazione della società a seguito delle polemiche strumentali contro l’'azienda.
Nonostante questo difficile contesto, l’'azionista ha deciso di sostenere ancora Miteni e di investire ulteriormente ma nell’'evidente necessità di un concordato per poter attuare il nuovo piano industriale in un’'ottica di rilancio e riconversione della produzione.
Il nuovo piano, in via di definizione, punterà su prodotti innovativi con molecole anche non perfluorurate, in particolare in ambito farmaceutico, che richiedono tecnologie di eccellenza, un’'alta qualificazione del personale e un rafforzamento delle collaborazioni con gli enti di ricerca italiani ed esteri che già da tempo lavorano con la struttura di ricerca di Miteni.
Per quanto riguarda la bonifica, la scelta degli azionisti e dall’'azienda con questa decisione è chiara: nessun disimpegno ma anzi un’'accelerazione per arrivare a determinare gli oneri da inserire nel piano che dovrà essere valutato nei prossimi mesi del tribunale di Vicenza nell’'ambito del procedimento di concordato e che dovrà decidere sulla sua applicabilità.

Miten dunque intende portare avanti la bonifca ambientale, ma per proseguire nella propria attività necessita di accedere al concordato, sollevando dunque anche la questione occupazionale. 

Finalmente stop all’inquinamento da Pfas prodotto da Miteni. Ora si garantisca che chi ha inquinato paghi e che il piano di bonifica non venga intaccato, e possa garantire anche un ricollocamento professionale dei lavoratori, che sono anche loro vittime di questa situazione. 

Hanno dichiarato i parlamentari e consiglieri regionali veneti del Movimento 5 Stelle, insieme ai colleghi delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato. 

La scorsa settimana il Movimento 5 Stelle ha chiesto il sequestro dell’azienda, una misura indispensabile per evitare che i beni necessari alla bonifica venissero trasferiti all’estero.
L’annuncio di presentazione di Miteni della domanda di accesso al concordato preventivo in continuità aziendale certamente pone l’attenzione anche sul tema della tutela occupazionale di chi lavora nell’azienda. I dirigenti della multinazionale non possono ‘scappare con il malloppo'.
Tutti i nodi delle mancanze di questi anni stanno venendo al pettine. Ora va fatto di tutto affinché i nuovi acquedotti anti-Pfas annunciati nei giorni scorsi dalla Regione Veneto vengano pagati da chi ha causato il danno, ‘chi inquina paga’. Inoltre questa situazione non deve intaccare in alcun modo il piano di bonifica del sito inquinato. 

Anche i consiglieri Cristina Guarda (Lista AMP) e Andrea Zanoni (PD) hanno commentato la notizia della richiesta da parte del gruppo Icig, giustificata ‘per assicurare il mantenimento delle attività a seguito della difficile situazione finanziaria', con una certa inquietudine.

La presentazione della domanda di concordato in continuità aziendale da parte di Miteni non può che destare preoccupazione. Gli impegni presi su riconversione del sito e la relativa bonifica devono assolutamente essere mantenuti.
Questo territorio e i suoi abitanti hanno già pagato abbastanza, non sono ammissibili ulteriori perdite di tempo o, peggio, retromarce. Bene che Miteni sottolinei che non ci sarà nessun disimpegno sul fronte delle bonifiche, ma ci sembra decisamente inopportuno che parli di polemiche strumentali. Per questo desideriamo che sia chiarito quanto prima, viste le informazioni scaturite dal dossier del Noe, quanto l’attuale amministrazione sia esclusivamente vittima della pessima gestione passata e invece non abbia peccato di gravi omissioni.

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