Pfas, protesta davanti alla Miteni. La ditta: "Anche noi vogliamo bonificare"

Il comitato delle Mamme No Pfas ha manifestato davanti all'azienda di Trissino che ha replicato: "Il nostro interesse è che la bonifica parta al più presto e non sarà possibile con il piano di caratterizzazione"

(Foto Facebook)

Il comitato della Mamme No Pfas ha protestato ieri, 27 gennaio, davanti all'azienda Miteni di Trissino. Il motivo della manifestazione è il ricorso al Tar della ditta vicentina ritenuta la principale responsabile dell'inquinamento delle acque in una vasta area di territorio che comprende parte delle province di Verona, Vicenza e Padova. L'insolita protesta del comitato si è sviluppata principalmente con la vendita di torte per raccogliere simbolicamente i quasi 100 milioni di euro chiesti dalla Miteni attraverso il ricorso, nel caso in cui venisse intrapreso il piano di caratterizzazione disposto dalla conferenza dei servizi. Il piano non è altro che una programmazione di controlli sui terreni dell'azienda, ai quali la stessa Miteni propone in alternativa una serie di analisi (a suo modo di vedere) meno impattanti e più efficaci.

Per quanto riguarda la bonifica dei terreni, da parte dell'azienda c'è piena sintonia con la richiesta dei manifestanti e completa disponibilità a iniziarla al più presto - hanno fatto sapere dalla Miteni - Ma per poterlo fare, per legge, deve essere terminata la caratterizzazione che sulla base delle attuali prescrizioni durerebbe invece oltre 15 anni. È assurdo perché siamo convinti che gli inquinanti siano stati identificati e che ora si debba procedere alla bonifica dei terreni senza perdere tempo in ulteriori ricerche a tappeto che non si basano su alcun dato tecnico e anche metodologicamente sono sbagliate. Miteni ha tutta la volontà e l'interesse a procedere a bonificare l'area dall'inquinamento storico in modo veloce, completo e efficace.

Nel frattempo, continuano le analisi che nel veronese riguardano la zona di Lobia a San Bonifacio dove alcuni cittadini si sono fatti le analisi del sangue da soli, scoprendo di avere concentrazioni elevate di Pfas. L'origine della contaminazione potrebbe essere stata, secondo l'Ulss, un pozzo privato.

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