Pfas. Al via le analisi dei pozzi usati per l'agricoltura e gli allevamenti

Si concluderanno ad ottobre e serviranno per completare il quadro sull'inquinamento da Pfas. Il commento di Cristina Guarda: "I dati raccolti dalla Regione non offrono risposte e tranquillità ai cittadini"

Partono oggi, 1 marzo, e si concluderanno ad ottobre le analisi e i monitoraggi sui pozzi privati utilizzati per l'agricoltura e gli allevamenti nei 21 comuni dell’area contaminata da Pfas. Lo ha annunciato la giunta regionale del Veneto che ha affidato il lavoro ad Arpav e ha stanziato 40 mila euro.

Arpav effettuerà mille campionamenti nelle acque sotterranee del Basso Veronese, del Vicentino e della Bassa Padovana, al fine di accertare le concentrazioni dei Pfas. "Con questa indagine sarà possibile completare in modo organico e scientifico il quadro dell’inquinamento da Pfas nell’area individuata - ha dichiarato l'assessore Pan - affiancando alle analisi sulle acque superficiali già in essere e ai controlli biologici avviati sugli abitanti, anche i dati sulla presenza di queste sostanze nelle acque di falda e utilizzate per animali e colture agricole".

I comuni interessati dal monitoraggio sui pozzi sono Brendola, Sarego, Lonigo, Alonte, Zimella, Asigliano Veneto, Cologna Veneta, Poiana Maggiore, Noventa Vicentina, Pressana, Rovereto di Guà, Montagnana, Bevilacqua, Boschi Sant’Anna, Terrazzo, Veronella, Minerbe, Arcole, Legnago, Bonavigo e Albaredo d’Adige.

I risultati delle analisi svolte dai laboratori Arpav saranno trasmessi alle Ulss dei territori interessati, ai titolari dei pozzi contaminati e alle direzioni regionali competenti.

"Dati su dati, ricerche su ricerche, prelievi del sangue, prelievi dai pozzi. Ma ora si passi ai fatti - così ha commentato la consigliera regionale di opposizione Cristina Guarda - I veneti coinvolti da questo inquinamento sono spaesati e alcuni addirittura cambiano casa: non sappiamo cosa fare e i dati che la Regione divulga, sicuramente interessanti, non ci stanno dando né risposte né tranquillità. La Regione è carente nel dialogo con i suoi cittadini e, fornendo dati preoccupanti senza indicazioni per la prevenzione, alimenta lei stessa l'allarmismo".

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