Il Veneto non è una regione per pensionate. Una anziana su tre è in povertà

I dati 2016 forniti dall'Inps e diffusi dalla Spi Cgil regionale mostrano più di 230 mila anziane che hanno bisogno dell'integrazione al trattamento minimo

Cresce il numero di pensionati e tra questi c'è qualcuno che riesce ad aiutare figli e nipoti ad arrivare alla fine del mese. Il Veneto però non è una regione per pensionate. I dati 2016 forniti dall'Inps dicono che una anziana su tre ha la pensione integrata al trattamento minimo, il beneficio economico che lo Stato concede ai pensionati con un assegno previdenziale talmente basso da non poter condurre una esistenza né dignitosa né normale. L'integrazione è stata accordata a un pensionato maschio ogni diciassette, il che evidenzia ancora una volta il gap esistente fra anziane e anziani veneti.

Gli aiuti riguardano più di 266 mila pensioni erogate dell'Inps, il 18% di tutte quelle erogate in Veneto. Di queste integrazioni, l'87% è riservato a pensionate mentre il 13% va a pensionati. Il dato è emblematico come emblematiche sono ancora le differenze di reddito esistenti fra pensionate e pensionati. Per le pensioni di vecchiaia, ad esempio, l'importo dell'assegno medio degli uomini è di circa 1.400 euro, contro i 700 euro delle donne.

"Una delle nostre principali battaglie anche a livello regionale sarà proprio questa - ha commentato Rita Turati, segretaria generale dello Spi Cgil - dare alle pensionate quella dignità che attualmente non può essere garantita da assegni così bassi rispetto a quelli degli uomini. Ecco perché da tempo chiediamo il riconoscimento del lavoro di cura. Le responsabilità familiari non sono condivise e i servizi o non ci sono o sono troppo cari. Spesso quindi le donne per motivi familiari sono costrette ad interrompere la loro carriera lavorativa o a chiedere una riduzione d’orario. Da questo nasce il successivo gap salariale fra pensionati e pensionate. In più la prospettiva di vita delle donne è più lunga rispetto agli uomini e quindi molte pensionate vivono con l’assegno di reversibilità che è spesso insufficiente a garantire un livello di vita dignitoso".

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