Con terapia e riabilitazione, è la “buona” dieta ad aiutare il malato di Parkinson

L’Unione Parkinsoniani di Verona promuove un incontro per sabato 28 ottobre, presso il Centro Servizi Formativi degli Stimmatini a Verona, che approfondirà il tema dell’importanza della corretta alimentazione nel malato

La malattia di Parkinson si può combattere anche con le abitudini a tavola. Si sofferma sull’importanza della corretta alimentazione nel malato l’incontro che l’Unione Parkinsoniani di Verona promuove sabato 28 ottobre presso il Centro Servizi Formativi degli Stimmatini in via Cavalcaselle, 20 a Verona.
L’iniziativa, che anticipa la Giornata nazionale del Parkinson in programma quest’anno il 25 novembre, ha finalità di far opera di sensibilizzazione sull’importanza della terapia nutrizionale tra i malati e tra le persone che se ne prendono cura.

"Accanto alla terapia e alla riabilitazione, la 'buona' dieta rappresenta per il parkinsoniano un aiuto", evidenzia il dottor Gianluigi Veronesi, presidente dell’Unione Parkinsoniani di Verona, associazione che riunisce 400 iscritti tra ammalati e volontari per accompagnarli nel percorso della malattia. "La selezione degli alimenti, la loro preparazione, il loro consumo a pranzo oppure a cena, sono elementi di particolare importanza per una dieta calibrata. La giusta scelta, e soprattutto la sua quantità, hanno lo scopo di favorire l'assorbimento dei farmaci, oltre che di dare una corretta proporzione tra l'uso di carboidrati (la pasta e il pane), le proteine (la carne) e gli zuccheri".

La mattinata di approfondimento inizierà alle 9.30 con la relazione della neurologa Laura Bertolasi della Clinica Neurologica di Verona, che anticipa: "La malattia di Parkinson è di solito caratterizzata da disfunzioni motorie e non motorie. Tuttavia una serie di sintomi non motori precedono la fase motoria e sono determinanti importanti per la qualità della vita". Ad oggi nessun trattamento in grado di modificare la malattia è disponibile per i pazienti con Parkinson. La terapia standard, che prevede la somministrazione di levodopa, si basa sul ripristino della neurotrasmissione dopaminergica, per alleviare i sintomi motori, mentre i sintomi non motori rimangono spesso inalterati. "Numerose prove suggeriscono un ruolo importante del sistema nervoso intestinale coinvolto nella progressione patologica della malattia – chiarisce la dottoressa –. Inoltre, diversi componenti dell'intestino possono giocare un ruolo rilevante del sistema comunicativo bidirezionale tra tratto gastrointestinale e sistema nervoso centrale". I componenti dietetici possono influenzare l'asse intestinale-cervello, alterando la composizione microbiota o colpendo il funzionamento delle cellule nervose: "Molti studi recenti hanno fornito le evidenze che sostengono l'ipotesi che la malattia possa iniziare nell'intestino. Le terapie alimentari possono avere impatto sulla patologia e migliorare i sintomi non motori e motori nei pazienti che ne sono colpiti".

Seguirà l'intervento della nutrizionista Maria Rosaria Santoriello che si soffermerà, in particolare, sulla dieta dell'ammalato di Parkinson con la dimostrazione pratica di preparazione degli alimenti con la collaborazione di un cuoco e degli stessi pazienti; pietanze che saranno servite a pranzo a tutti i presenti.

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