Moglie e figlio picchiati ed insultati per anni, padre alla sbarra a Verona

L'uomo avrebbe giustificato la sua violenza nei confronti del figlio come uno strumento di educazione. La gelosia sarebbe stata invece la molla che faceva scattare le violenze sulla moglie

Foto di repertorio

Anni di violenze fisiche e psicologiche esercitate sulla moglie e anche sul figlio, fin da quando il piccolo aveva quattro anni. È accusato di maltrattamenti in famiglia un uomo ultracinquantenne di origini moldave e il suo caso è stato affrontato ieri, 8 febbraio, in tribunale a Verona. La sua udienza è stata rinviata a maggio, ma intanto Camilla Ferro su L'Arena ha riportato alcuni dettagli emersi ieri.

I primi maltrattamenti sono stati accertati dalle forze dell'ordine nel 2007, con una denuncia da parte della moglie. I carabinieri erano stati chiamati dai vicini, allarmati dalle urla, nel giorno della vigilia di Natale. I militari trovarono la moglie fuori di casa in lacrime insieme al figlio. Lei non sopportava più che il marito picchiasse il figlio alle gambe con un ramo di legno e questo fece scoppiare la lite. I segni sulle gambe del piccolo erano evidenti e l'uomo non si nascose dietro ad una bugia, anzi, mostrò ai carabinieri il ramo, dicendo che nel suo paese è lecito punire fisicamente i bambini per educarli e che comunque il figlio era il suo.

L'uomo avrebbe giustificato la sua violenza nei confronti del figlio come uno strumento di educazione. E oltre a averlo picchiato, lo avrebbe ripetutamente insultato, senza mai dimostrargli affetto. La gelosia sarebbe stata invece la molla che faceva scattare le violenze sulla moglie, tanto da non permetterle di avere una vita sociale.
Per dieci anni, la donna e il figlio hanno subito questi maltrattamenti a fasi alterne. Sono intervenuti anche i servizi sociali e l'uomo si era anche sottoposto a delle cure. Ma pare che nulla abbia portato dei miglioramenti significativi e duraturi all'interno del nucleo familiare.

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