Tragedia di Corte Pancaldo. Ha sparato alla moglie a letto, poi si è tolto la vita

Renato Foti e Ines Valente avevano entrambi 86 anni, lei lottava contro una malattia incurabile con il compagno che l'ha accudita fino all'ultimo, fino a quando non ha definitivamente perso ogni speranza

L'ha accudita amorevolmente fino all'ultimo, quando non ce l'ha più fatta a vederla in quelle condizioni, pensando al futuro irto di difficoltà e colmo di sofferenza che la malattia aveva programmato con lei. Così ha premuto il grilletto, due volte, scegliendo di andarsene insieme alla compagna di una vita. 
È un dramma familiare quello che si è consumato nel pomeriggio del 3 novembre al civico 98 di Corte Pancaldo. In un appartamento del quinto piano abitavano Renato Foti e Ines Valente, entrambi nati nel 1930 e di origini siciliane, senza figli, da anni oramai residenti a Verona. Ines era stata colpita dall’Alzheimer, ma Renato continuava a fornirle le cure di cui aveva bisogno, aiutato da due badanti che si davano il cambio a metà pomeriggio. E l'86enne ha sfruttato proprio quella pausa per porre fine a quella situazione. La moglie si trovava distesa nella sua camera da letto, probabilmente dormiva e non si è accorta di nulla, quando Renato ha impugnato la sua pistola semiautomatica, legalmente detenuta insieme ad altre, e le ha sparato alla testa, prima di rivolgere l'arma contro sé stesso e togliersi la vita a sua volta. Una scelta dettata dalla situazione irreversbile della salute della donna, ma anche dall'amore di un uomo che non ce la faceva più a vedere la sua anima gemella in quelle condizioni. 
Poco dopo è arrivata la badante, che ha trovato la porta di casa chiusa e nessuna risposta al suono del campanello. La donna allora si è rivolta ai vicini, che avevano una copia della chiave, e insieme a loro li ha trovati lì, in camera. Immediatamente sono partite le chiamate a 118 e carabinieri, ma per entrambi non c'era niente da fare: se n'erano andati insieme. Solo pochi giorni fa, erano stati premiati dal sindaco di Verona Flavio Tosi, insieme alle coppie più longeve della città, per i loro 60 anni di matrimonio. 
Renato, che un tempo aveva occupato una posizione da dirigente in banca, avrebbe anche lasciato due lettere dove spiegava il motivo di quel gesto estremo, la paura e il dolore che lo hanno spinto a premere il grilletto, chiedendo di essere perdonato. In quelle righe inoltre, l'uomo avrebbe lasciato scritte anche le sue volontà. 
Non sembra esserci stato spazio quindi per un momento di pazzia o di scarsa lucidità: quando i carabinieri sono entrati nella casa l'hanno trovata in perfetto ordine, niente era fuori posto, neppure il girello che Ines usava per spostarsi.

I due corpi sono stati poi portato all'istituto di medicina legale di borgo Roma, mentre i carabinieri si sono occupati di avvisare i parenti dei due coniugi che vivono fuori provincia. 

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