Polemica sui manifesti per la mostra della De Lempicka: "Nudi scandalosi"

Ad aver suscitato polemiche e scandalo fra i residenti sono due cartelloni che reclamizzano, in via Forti, l'imminente inaugurazione della nuova mostra dedicata alla pittrice polacca in fase di allestimento all'AMO

Sono bastati due manifesti che reclamizzano l'imminente mostra della grande artista Tamara de Lempicka affissi in via Forti, per scatenare lo sdegno e la disapprovazione di alcuni residenti che gridano allo scandalo. Motivo? L'esposizione pubblica di corpi femminili nudi, seni in vista che potrebbero urtare la sensibilità dei più giovani. Non c'è bisogno di andare a recuperare gli scritti di Freud o Melanie Klein per ricordare che la vita sessuale inizia ad essere ben presente sin da bambini, basterebbe pensare al banalissimo fatto che il seno materno è per tutti quanti noi il primo oggetto d'amore (e di odio) che incontriamo nella nostra esistenza. Ma perché allora tutto questo clamore? Perché ribellarsi a dei manifesti "colpevoli" di esporre ritratti con seni e forme femminili? E perché insistere nel motivare il proprio sdegno adducendo come motivazione il fatto di dover fornire spiegazioni "ai propri nipotini"?

Lo stato attuale della polemica è proprio questo, almeno stando alle dichiarazioni di alcuni residenti in via Duomo: «Noi siamo adulti e le cose della vita le conosciamo bene. Ma ai nostri nipotini cosa dovremmo dire?». E ancora: «Mi piace l'arte e mi piacciono molto anche i dipinti della de Lempicka. Semplicemente, sarebbe stato il caso per l'esterno di scegliere altre sue opere». A queste posizioni se ne aggiungono di simmetriche ed opposte che rivendicano l'artisticità dei dipinti sui cartelloni: «È uno splendido disegno. Quanto al nudo, televisione e pubblicità ci hanno abituati a ben altro».

Eccoci allora tornare di nuovo al vero problema, molto più antropologico che non estetico forse: il corpo delle donne, pietra dello scandalo, specie se a parlarne continuano ad essere gli uomini, o allo stesso modo le donne attraverso un "discorso" che appartiene agli uomini, essendo stato forgiato storicamente soprattutto  da quest'ultimi. E forse non basta nemmeno dichiararsi "femministe" (bisogna pur chiedersi quale femminismo, ne esistono molte tipologie differenti) per accettare nel suo fascino e mistero il "corpo", femminile o maschile che sia, totalmente esposto, nudo e fragile, per ciò stesso incomprensibile e quindi "spaventoso".

Ed è certamente molto spaventata l'anziana signora che risiede poco distante da via Forti e grida la sua accusa: «È uno scandalo. Sulla strada passano i bambini, vi sembra opportuno che vedano donne nude?». A questo appello potrà forse dare risposta il Vescovo Zenti che pure è stato chiamato in causa affinché intervenga. L'Arte, dal canto suo, non può rispondere a questa domanda, può soltanto metterla in discussione, depotenziandola attraverso il solo semplice fatto di continuare ad esistere nel corso dei secoli, esistere così com'è, fragilmente, meravigliosa nuda Arte.

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Commenti (1)

  • Avatar anonimo di ALESSANDRA
    ALESSANDRA

    Manca solo il vescovo..

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