'Ndrangheta in Veneto, venti perquisizioni e sette arresti dei carabinieri

Le indagini dirette dalla Procura Distrettuale Antimafia di Venezia hanno ricostruito le attività criminali, condotte con modalità mafiose da un nucleo familiare, i Multari, trasferitosi nel veronese da oltre 30 anni

Foto di repertorio

Si chiama Terry l'operazione dei carabinieri contro la 'ndrangheta che per la prima volta documenta in Veneto l'operatività di un gruppo criminale a connotazione mafiosa in raccordo con imprenditori locali.

Dalle prime ore di questa mattina, 12 febbraio, i carabinieri del Ros, supportati dai comandi provinciali di Verona, Venezia, Vicenza, Treviso, Ancona, Genova e Crotone, stanno eseguendo venti perquisizioni e hanno dato esecuzione a sette arresti (cinque in carcere e due ai domiciliari) per i reati di estorsione, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato, trasferimento fraudolento di valori, resistenza a pubblico ufficiale, incendio, minaccia, tentata frode processuale; tutti reati commessi con modalità mafiose.

Le indagini erano state avviate nel 2017 e sono state dirette dalla Procura Distrettuale Antimafia di Venezia. Hanno permesso di ricostruire diversificate attività criminali, condotte con modalità mafiose da un nucleo familiare, i Multari, trasferitosi nel veronese da oltre 30 anni.

Le condotte illecite evidenziate dalle indagini vanno dalle estorsioni a danno di imprenditori veneti, fino all'incendio dello yacht Terry (da cui il nome dell'operazione) avvenuta nel porto di Alghero. Il natante era oggetto di un contenzioso con l'acquirente a causa di alcuni vizi strutturali e l'incendio doveva distruggerlo per evitare che venissero svolte delle perizie. Distruzione non avvenuta per merito dell'intervento dei carabinieri del Ros.

Inoltre un membro della famiglia Multari sarebbe riuscito ad impedire la vendita all'asta dei beni a lui precedentemente sequestrati. I metodi utilizzati erano diversi, dall'utilizzo di contratti simulati di vendita a prestanomi fino alle minacce e alle violenze verso i pubblici ufficiali che andavano a visionare le abitazioni messe all'asta. Le aste così andavano deserte e gli immobili finivano in mano ai prestanome.
Lo stesso membro della famiglia Multari era solito vantarsi dello spessore criminale suo e dei suoi parenti, tanto da incutere soggezione negli imprenditori e nei cittadini che conosceva, i quali talvolta si rivolgevano a lui e non agli apparati statali per la risoluzione di piccoli problemi.

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