Recuperato il relitto del DiPiù, le parole del sopravvissuto Calvelli: "È stato un disastro"

Le operazioni di recupero dell'imbarcazione naufragata martedì 18 aprile si sono concluse, mentre Carlo Calvelli, uno dei due sopravvissuti, ha rilasciato alcune dichiarazioni dall'ospedale di Rimini dove è ancora ricoverato: "Eravamo un'auto in discesa senza freni"

Sono iniziate nella mattinata di sabato 22 aprile e si sono concluse a distanza di alcune ore le operazioni per il recupero del relitto del DiPiù, il Bavaria lungo circa 15 metri che martedì 18 aprile si è disgraziatamente schiantato contro gli scogli del porto di Rimini. L'area del Rock Island è stata interdetta e presidiata dal personale della Capitaneria di Porto e della squadra Nautica della polizia di Stato.

LE FOTO DELLE OPERAZIONI DI RECUPERO DEL RELITTO

Durante il pomeriggio lo scafo è stato issato dalla gru e riportato all'interno del porto. Prima che il recupero del relitto fosse completato, sono stati svolti ulteriori rilievi per determinare la dinamica del tragico episodio. Dell'equipaggio composto da sei persone, soltanto in due sono riusciti a salvarsi nel terribile naufragio. Si tratta di Luca Nicolis, 38enne titolare della nota Bottega del Vino di Verona e Carlo Calvelli 68enne otorinolaringoiatra al Policlinico Rossi.

Proprio quest'ultimo, ricoverato presso l'ospedale di Rimini "Infermi", prima in Rianimazione e ora in Medicna d'Urgenza, ha rilasciato alcune dichiarazioni al quotidiano Il Resto del Carlino. Ha detto di "sentirsi un po' meglio", pur evidenziando le escoriazioni riportate e un braccio ancora bloccato per il trauma subìto:

"È stato un disastro, un vero disastro. Eravamo a una settantina di metri dal porto e si è spento il motore proprio a ridosso dell’imboccatura del porto di Rimini.

Eravamo perfettamente in poppa alle onde, alte sui tre metri e che ci venivano da dietro - prosegue nel suo racconto Calvelli - il vento era tra i 28 e i 31 nodi. Dalla nostra partenza il meteo era peggiorato, ma non era la prima volta che navigavo in condizioni simili.

In quel momento ero al timone, poi c’è stata una ingavonatura, la barca si è inclinata e poi raddrizzata, ma il motore si è spento. La sfortuna è stata che si è spento così vicino al molo.

Fosse successo prima, avremmo avuto tempo di alzare una vela, se fosse capitato dopo saremmo già stati dentro. È stato come essere su una macchina in corsa in discesa senza i freni".

Continua a leggere su Il Resto del Carlino

Per quanto riguarda i funerali delle tre vittime veronesi, l'ultimo saluto a Enrico Martinelli si terrà lunedì a San Giorgio verso le 15.30, mentre è probabile che mercoledì 26 aprile si tenga la cerimonia funebre a San Bernardino di Alessia Fabbri e del padre Alessandro.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Coronavirus: l'Esu di Verona chiude «aule studio, ristoranti e zone pertinenti»

  • Coronavirus. Dopo il chiarimento della Regione, ecco cosa è ammesso a Verona e cosa no

  • Morto a 53anni sulla A22: forse un colpo di sonno la causa dello schianto

  • Incidente e incendio, un camion va a fuoco: traffico in tilt sulla tangenziale sud

  • Musicista torna in Molise da Verona: «Per il coronavirus, prevenzione bassa»

  • Lessinia e Valpantena, ci sono offerte di lavoro ma sono senza risposta

Torna su
VeronaSera è in caricamento