Morfina ad un neonato, l'imputata: «Mi è stato chiesto di prendermi la colpa»

Federica Vecchini, l'infermiera nogarese di 46 anni accusata di lesioni gravissime, ha raccontato la sua verità in tribunale, in una deposizione di tre ore

Federica Vecchini (Foto di repertorio)

Sabato mattina, 22 giugno, si è tenuta nel tribunale di Verona l'udienza straordinaria sul caso che vede imputata l'infermiera (attualmente sospesa) Federica Vecchini. La sua deposizione, davanti al giudice e al pubblico ministero, è durata tre ore e proseguirà anche a luglio, ma intanto la 46enne di Nogara ha esposto la sua versione dei fatti in risposta all'accusa di lesioni gravissime procurate nel marzo 2017 ad un neonato ricoverato nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Borgo Roma.
I sospetti sono ricaduti su di lei perché l'infermiera ha accudito per circa mezz'ora il piccolo, il quale circa tre ore dopo si è sentito male. Durante la crisi del neonato, è stata Federica Vecchini ha consigliare l'uso di un farmaco, il Narcan, che si somministra per contrastare l'abuso di oppiacei. Successive analisi hanno confermato che al piccolo era stata somministrata morfina. Secondo l'accusa, la morfina l'avrebbe somministrata l'imputata per calmare il bambino. E la donna sarebbe stata tanto sicura di consigliare il Narcan, proprio perché sapeva che il piccolo rischiava di morire per un'overdose di morfina.

Federica Vecchini ha respinto la ricostruzione dei fatti proposta dall'accusa e ha raccontato la sua verità in tribunale. Le sue parole sono state riportato da Laura Tedesco sul Corriere di Verona. L'infermiera di Nogara ha raccontato di un colloquio a tre avuto con la dottoressa del reparto di terapia intensiva neonatale e con l'infermiera che nella notte del fatto aveva la responsabilità del box del neonato che poi si è sentito male. La stessa infermiera che aveva chiesto a Federica Vecchini di sostituirla per circa mezz'ora, dalle 21 alle 21.30. In quel colloquio a tre la dottoressa e l'infermiera dissero all'imputata che tutti sospettavano di lei e che se si fosse presa la colpa l'azienda ospedaliera sarebbe stata clemente. L'infermiera 46enne si è però rifiutata di prendersi una colpa non sua, dato che il contatto con il bimbo l'aveva avuto alle 21.30 e la crisi è avvenuta intorno alla mezzanotte.
Federica Vecchini ha poi svelato un fatto che riguarda la sua vita familiare. La donna ha ammesso che all'epoca si stava separando dal marito e in ospedale lo sapevano tutti. Anche per questo, la dottoressa le consigliò di prendersi la colpa, così il fatto si sarebbe risolto all'interno dell'ospedale e l'ex marito non lo avrebbe potuto utilizzare contro di lei durante la separazione per toglierle l'affidamento dei figli.
Infine, l'infermiera imputata ha confermato che i suoi primi sospetti sulla vicenda erano caduti sulla madre del bambino, perché la donna faceva uso di oppiacei e per questo le era stato chiesto di non allattare il piccolo. Ma le successive analisi sulla mamma sono risultate negative.

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