Inquinamento da Pfas, Miteni si difende: "Veneto, caso simile in Michigan"

L'azienda di Trissino, dopo le repliche arrivate dal mondo della politica, rilancia: "almeno dal 2017 rappresentiamo meno dell’'1% del totale dei Pfas negli scarichi industriali secondo i dati rilevati da Arpav e dai consorzi"

Immagine di repertorio

I dati della ricerca che abbiamo condiviso sono un contributo importante per comprendere e affrontare il fenomeno dei Pfas. Sono dati nuovi che aiutano a disegnare una situazione che ha precedenti in altri Paesi come nel caso di Rockford nel Michigan dove l’ente di protezione ambientale statunitense EPA ha recentemente rilevato Pfas superiori a quelli del Veneto per la presenza di una sola industria che li utilizza, la Wolwerine World Wide Tannery che impiegava gli stessi prodotti utilizzati dalle industrie del Veneto.

Dopo le repliche del capogruppo regionale del PD Stefano Fracasso e della consigliera AMP Cristina Guarda, Miteni torna al contrattacco dopo aver diffuso i risultati della ricerca di Global Marketing Inside: l'azienda di Trissino infatti, viene ritenuta la responsable dell'inquinamento da Pfas che ha colpito il Veneto. 

2-PFAS mappa 2017-2

Se il fine è conoscere e risolvere il problema ci risulta incomprensibile l’'affermazione del capogruppo PD Stefano Fracasso che parla di scaricabarile da parte di Miteni. I numeri sono chiari: Miteni almeno dal 2017 rappresenta meno dell’'1% del totale dei Pfas negli scarichi industriali secondo i dati rilevati da Arpav e dai consorzi. Prima delle prescrizioni che hanno imposto la riduzione delle emissioni Miteni inviava al depuratore un quantitativo circa otto volte più elevato. E’ abbastanza facile fare i conti e comprendere che Miteni contribuiva per meno del 10% e non il 97% come fu detto nel 2013.

Dal 2013 ad oggi il quadro si è fatto e si sta facendo molto più completo ed è evidente che bisogna rifare le valutazioni con le informazioni e la conoscenza attuale. Quindi in risposta alle affermazioni del presidente della commissione Regionale Manuel Brusco sosteniamo che le conclusioni a cui giunse Arpav nel 2013 erano basate su informazioni parziali e strumenti inadeguati. Peraltro conseguenza di analisi fatte al depuratore di Trissino e non allo scarico Miteni, depuratore a cui confluiscono importanti aziende che utilizzano sostanze perfluorurate. Dovrebbe poi dire il presidente Brusco dove vanno a finire secondo lui le sostanze delle lavorazioni industriali visto che afferma che “acquistare non vuol dire inquinare”. Non risulta allo stato attuale che questi polimeri fluorurati siano depurati dalle aziende né siano ricercati negli scarichi. Situazione ben descritta nella sentenza dello scorso anno dal Tribunale superiore delle acque pubbliche che dovrebbe essere una guida nell’affrontare il problema al di fuori dalla propaganda politica.

E’ poi bene notare che secondo le mappe di Arpav la falda sotto Miteni si estende verso Est mentre i valori più elevati di inquinanti si trovano a Sud e Ovest, sempre secondo i dati Arpav, aree in cui si sviluppa la falda con la maggiore concentrazione di industrie che utilizzano queste sostanze e che ragionevolmente dai terreni degli stabilimenti possono essere passate alla falda sottostante.

1-Falda sotto Trissino-2

Ma a puntare il dito contro l'azienda vicentina, c'è anche la deputata Silvia Benedetti. 

L’eventualità che in Veneto siano utilizzate 100 tonnellate l’anno di perfluorurati da parte di 500 aziende non toglie nulla alle responsabilità di Miteni riguardo l’inquinamento da Pfas.
È evidente che l’intento di questo studio sia quello di sgravare Miteni dalle responsabilità del disastro ambientale in atto in varie provincie e che sembra dagli ultimi studi drammaticamente in espansione - prosegue Benedetti -. Le autorità competenti faranno luce sulle responsabilità da attribuire, ma quelle di Miteni rimangono evidenti e qualcuno dovrà risponderne. L’eventuale veridicità della relazione di Miteni i dimostrerebbe solamente che molte imprese negli ultimi decenni non hanno dimostrato alcuna sensibilità ambientale e per la salute dei cittadini. Al contrario, l’unico obbiettivo rincorso è stata la massimizzazione dei profitti. 
Auspico che in futuro gli imprenditori inseguano i loro obiettivi economici sempre più in armonia con il rispetto e la salvaguardia ambientale, anche in assenza di una norma specifica, magari collaborando con le autorità per segnalare situazioni non adeguate e proporre contromisure: si lascino guidare dalla loro coscienza e non solamente dal portafoglio. 

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