Il min. della Salute Speranza firma il decreto: ecco i criteri di monitoraggio per la Fase 2

Per classificare il rischio sanitario connesso al passaggio dalla "Fase 1" alla "Fase 2" sono stati individuati indicatori con valori di soglia e d'allerta a livello nazionale, regionale e locale

Il ministro della Salute Roberto Speranza - foto Facebook

Secondo quanto si apprende da una nota ufficiale, il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato il decreto ministeriale con cui vengono definiti i criteri relativi alle attività di monitoraggio del rischio sanitario (di cui all’allegato 10 del dpcm del 26 aprile 2020) per l'evoluzione della situazione epidemiologica. 

L’allentamento del lockdown a partire dal 4 maggio «può aver luogo solo ove sia assicurato uno stretto monitoraggio dell’andamento della trasmissione del virus sul territorio nazionale», specifica il decreto. Per classificare il rischio sanitario connesso al passaggio dalla "Fase 1" alla "Fase 2" sono stati individuati alcuni indicatori con valori di soglia e di allerta che dovranno essere monitorati a livello nazionale, regionale e locale.

Scarica il decreto firmato dal ministro della Salute Speranza - criteri monitoraggio

Il monitoraggio comprenderà i seguenti indicatori:

  • indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio (Tabella 1);
  • indicatori di processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti (Tabella 2);
  • indicatori di risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari (Tabella 3).

Le soglie definite negli indicatori sono volte a mantenere un numero di nuovi casi di infezione da virus Sars-CoV-2 stabile (ossia un aumento limitato nel tempo e nello spazio), anche in ospedali, Rsa, case di riposo e a impedire il sovraccarico dei servizi sanitari. Mentre i valori di allerta identificati serviranno per decidere eventuali revisioni delle misure adottate. 

«La fase di transizione dell’epidemia di Covid-19 si propone di proteggere la popolazione, - si legge nel testo del decreto - con particolare attenzione per le fasce di popolazione vulnerabile, e di mantenere un numero di casi di infezione limitato e comunque entro valori che li rendano gestibili da parte dei servizi sanitari del Paese».

Il documento evidenzia quindi quali saranno i criteri da valutare per la fase di transizione nella gestione Covid-19 in Italia:

  1. «Mantenimento di un numero di nuovi casi di infezione da SARS-CoV-2 stabile ovvero un aumento limitato nel numero di casi nel tempo e nello spazio, che possa essere indagato in modo adeguato e contenibile con misure di controllo locali»;
  2. «Mantenimento o riduzione del numero di casi di trasmissione in strutture che ospitano popolazioni vulnerabili (cluster in ospedali, RSA, altre strutture assistenziali, case di riposo ecc.) e assenza di segnali di sovraccarico dei servizi sanitari».

Le soglie definite negli indicatori proposti, spiega il documento, «sono volte a monitorare il mantenimento di questi criteri». Sono inoltre identificati «valori di allerta che devono portare ad una valutazione del rischio congiuntamente nazionale e delle Regioni interessate, per decidere se le condizioni siano tali da richiedere una revisione delle misure adottate/da adottare ed eventualmente anche della fase di gestione dell’epidemia». I valori soglia, spiega il documento, «sono definiti in modo puntuale per alcuni indicatori mentre una valutazione comparativa sarà effettuata con i dati dei 7 giorni precedenti raccolti nell’ambito della sorveglianza integrata nazionale, il cui storico costituirà quindi il valore di riferimento epidemiologico».

Il documento specifica che «in questo contesto specifico, la minaccia sanitaria è costituita dalla trasmissione non controllata e non gestibile di Sars-CoV-2, e si valuterà quindi il rischio legato alla probabilità di infezione/trasmissione in Italia e all’impatto, ovvero la gravità della patologia con particolare attenzione a quella osservata in soggetti con età superiore a 50 anni». Nel testo si legge quindi che «qualora si confermi un rischio alto/molto alto, ovvero un rischio moderato ma non gestibile con le misure di contenimento in atto, si procederà ad una rivalutazione delle stesse di concerto con la Regione interessata». A tal fine il documento spiega infine che «una classificazione aggiornata del rischio per ciascuna Regione deve avvenire almeno settimanalmente. Il Ministero della Salute, tramite apposita cabina di regia, che coinvolgerà le Regioni e l’Istituto Superiore di Sanità, raccoglie le informazioni necessarie per la classificazione del rischio e realizza una classificazione settimanale del livello di rischio di una trasmissione non controllata e non gestibile di Sars-CoV-2 nelle Regioni».

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