Inquinamento Pfas, Greenpeace chiede "sequestro preventivo" della Miteni

L’organizzazione ambientalista ha depositato due differenti esposti, presso la Procura competente di Vicenza e presso la Corte dei Conti del Veneto

Greenpeace chiede oggi il sequestro preventivo dell’azienda chimica Miteni e la verifica su eventuali responsabilità, frutto di dolo o di omissione, addebitabili ai rappresentanti legali dell’azienda e a rappresentanti e funzionari di tutte le amministrazioni pubbliche coinvolte in un nuovo caso di inquinamento, accertato già nel 2013 e parallelo alla questione PFAS. L’organizzazione ambientalista ha per questo depositato in queste ore due differenti esposti: un primo presso la Procura competente di Vicenza, un secondo presso la Corte dei Conti del Veneto.

«Da alcuni documenti, - si legge in una nota di Greenpeace - emerge che nel 2013 in numerosi piezometri (pozzi d'osservazione per misurare parametri chimico-fisici della falda acquifera) del sito produttivo di Miteni, le concentrazioni nella falda di alcune sostanze chimiche già normate superavano fino a tre volte le "Concentrazioni Soglia Consentite" per le quali è previsto intervenire con operazioni di bonifica. Superamenti comunicati da Miteni alle autorità competenti insieme alla richiesta di rinnovo dell'Autorizzazione Integrata Ambientale, poi concessa dalla Regione Veneto il 30 luglio 2014».

«Quanto emerge dalla consultazione dei documenti ufficiali è gravissimo e pone seri interrogativi sull’operato delle istituzioni locali preposte che, - dichiara Giuseppe Ungherese, Responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia - di fronte a prove tangibili di un inquinamento oltre le soglie di sostanze già normate, non solo non hanno preso alcun provvedimento cautelativo e sanzionatorio, ma hanno di fatto garantito a Miteni la continuità ad operare col rinnovo dell’AIA nel 2014. Tutte le autorità locali riunite nella conferenza dei servizi (Regione Veneto, ARPAV, Provincia di Vicenza e Comune di Trissino) erano a conoscenza di tali violazioni almeno dal luglio 2014. Riteniamo che ci sia la ragionevole possibilità che nel corso delle indagini penali emergano gravi responsabilità anche da parte di funzionari pubblici, - continua Ungherese - Invitiamo pertanto la procura ad effettuare tutti gli accertamenti del caso e verificare le condotte degli enti pubblici che avrebbero dovuto perseguire l’unico obiettivo di tutelare il territorio e la popolazione già pesantemente colpita dall’inquinamento da PFAS»

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