Inquinamento da Pfas. Dieci famiglie presentano un esposto in Procura

I cittadini, per la maggior parte veronesi, si sono rivolti a Studio 3A per far luce sui fatti che coinvolgono quattro province venete e i rispettivi abitanti

Dieci famiglie, nove residenti nel Veronese e una nel Vicentino, hanno presentato ciascuna un esposto nelle rispettive Procure delle due città sulla questione Pfas.

Si tratta di agricoltori, che per anni hanno utilizzato i pozzi inquinati per bere e per irrigare le loro culture - la mappatura dei pozzi privati a uso potabile è stata avviata solo nel 2014 e le ordinanze di divieto di utilizzare l'acqua per uso alimentare o irriguo sono per lo più successive -, ma anche di semplici cittadini che l'acqua contaminata l'hanno bevuta comunque e che adesso vivono nel terrore di aver riportato gravi danni alla salute.

Questo nutrito gruppo di danneggiati, per far luce sui fatti e per ottenere giustizia, attraverso i consulenti personali Linda Mazzon e Carmine Romano, si sono rivolti a Studio 3A, società di patrocinatori stragiudiziali specializzata nella valutazione delle responsabilità in qualsiasi genere di sinistro, compresi quelli ambientali, a tutela dei diritti dei cittadini. Studio 3A qualche mese fa ha scritto a Miteni, additata come la responsabile numero uno dello sversamento delle sostanze perfluoroalchiliche nelle acque di falda di mezzo Veneto, chiedendo ai vertici della multinazionale di Trissino un incontro per fugare i dubbi e patemi d'animo dei propri assistiti. Alla lettera però l'azienda non avrebbe mai dato alcun riscontro, fanno sapere dallo società, così di concerto con i legali degli assistiti, è stato predisposto e depositato un dettagliato esposto. Nell'atto, corredato da un Cd-Rom, viene riportato il risultato del certosino lavoro di analisi e ricerca degli esperti di Studio 3A, che hanno acquisito e messo assieme, tra l'altro, i rapporti sullo stato dei luoghi dell'Arpav, decine di documenti dell'Istituto Superiore della Sanità e delle Ulss locali, le molte deliberazioni sulla problematica adottate dalla Regione Veneto, i biomonitoraggi effettuati su incarico regionale, le ordinanze dei Comuni, etc.

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Ma nell'esposto si vanno anche e soprattutto a definire le singole situazioni e i singoli casi vissuti dagli assistiti da Studio 3A, la preoccupazione che provano ogni giorno per aver utilizzato quotidianamente l'acqua contaminata e per poter un domani sviluppare malattie anche molto serie: una preoccupazione che per i coltivatori si estende anche ai propri clienti, centinaia di consumatori che hanno acquistato i loro prodotti orticoli. E si chiede alla Procura di accertare la questione fondamentale di tutta la vicenda che però, tra polemiche politiche e aspetti e competenze giuridiche, spesso è passata in secondo piano: se in questo inquinamento siano rinvenibili fattispecie penalmente rilevanti. E, se sì, che si individuino i soggetti responsabili e si proceda nei loro confronti: un eventuale procedimento penale nel quale queste persone si sono già riservate di costituirsi parte civile.

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