Omicidio di Valgatara, 5 arresti. Capolavoro investigativo dei carabinieri

Indagini durate mesi, in cui sono state visionate le immagini di decine di telecamere. In totale sono state circa 85.000 le targhe censite. Tra queste poi è emersa la targa dell'auto usata dai malviventi per la fuga

"L'hanno picchiato come si picchiano i fagioli". Un frase carpita dai carabinieri di Verona tra le tante intercettazioni telefoniche eseguite durante l'indagine sull'omicidio di Luciano Castellani avvenuta nella notte del 28 settembre 2016 a Valgatara, frazione del Comune di Marano di Valpolicella. Un'indagine culminata nella notte tra ieri e oggi, 13 e 14 luglio 2017, con l'arresto dei basisti e degli esecutori materiali del tentativo di rapina avvenuto nell'abitazione di Luciano Castellani, il quale è stato picchiato fino alla morte. La rapina non si è consumata per il tempestivo intervento dei carabinieri, allertati da un vicino. I malviventi, non appena hanno visto in lontananza i lampeggianti delle auto dei militari, sono scappati a grande velocità, raggiungendo in poche ore il confine est dell'Italia.

Luciano Castellani è morto a 72 anni. Era molto noto in paese ed era il titolare della trattoria Agnella di Valgatara. L'uomo viveva proprio sopra la sua attività e proprio nella sua abitazione è stata sorpreseo il 28 settembre da tre uomini che erano entrati da una finestra. I tre, insieme al resto della banda, avevano pianificato tutto. Nei giorni precedenti alla rapina avevano fatto una lunga serie di sopralluoghi. Avevano lasciato sul posto una scala per raggiungere l'unica finestra al primo piano da cui sarebbero potuti entrati. E sempre sul posto avevano lasciato una smerigliatrice angolare che gli sarebbe servita per forzare la cassaforte in cui Castellani teneva contanti e preziosi per un valore decisamente alto. Quasi un delitto perfetto, perché su tutti gli oggetti toccati dai malviventi non sono state trovate impronte digitali.

Un delitto che non è fruttato nulla perché la rapina non si è potuta compiere. Si è compiuto invece un omicidio e di questo omicidio dovranno rispondere E.N., classe 1986; C.N.; classe 1976; M.F.S., anche lui del '76 e F.D., classe 1967. Della banda ha fatto parte che l'ex moglie di E.N., anche lei arrestata. Le sue iniziali sono D.B., classe 1979, e non è finita in carcere, ma solo agli arresti domiciliari e dovrà rispondere solo della tentata rapina. Tutti e cinque sono di nazionalità rumena. M.F.S. ed F.D. sono stati arrestati a Costanza, in Romania. Per gli altri l'arresto è scattato a Padova, dove domiciliavano.

Il loro è stato quasi un delitto perfetto perché sulla scena del crimine la Sezione Investigazioni Scientifiche non trova tracce utili ad identificare i malviventi. Né sulla scala, né sugli arnesi da scasso si trovano impronte digitali o altro. Gli investigatori però non si fermano e cercano indizi dalle telecamere pubbliche e private presenti nelle possibili vie di fuga. Decine i filmati acquisiti, quasi 85.000 le targhe censite e per ognuna sono scattati approfonditi accertamenti. Si controllano anche le utenze telefoniche. Sono circa 8.000 quelle vagliate dai carabinieri, per un totale di 20.000 chiamate e 160.000 messaggi analizzati.

Due mesi di studio di questa enorme mole di dati hanno poi permesso di identificare l'auto dei principali sospettati dell'omicidio, una Renault Laguna. L'auto è intestata ad uno degli arrestati. È entrata in Italia qualche giorno prima dell'omicidio e la notte del delitto è uscita dall'Italia, probabilmente con direzione Romania. Quello dell'auto è il primo tassello del mosaico che poi gli investigatori ricostruiranno, ottenendo anche attraverso le intercettazioni telefoniche prove sufficienti per incriminare e arrestare sia gli esecutori materiali e sia i basisti. E anche i malviventi sanno che il dettagli dell'auto è fondamentale, perché durante una conversazione intercettata dicono "Arrivano a tutti, se sono arrivati alla macchina".

Parole che diventano una profezia perché i carabinieri hanno effettivamente arrestato tutti e cinque i componenti della banda. Il tutto è stato possibile grazie anche ad una rogatoria internazionale con la Romania, finalizzata a monitorare i componenti del gruppo criminale localizzati nell'area di Costanza. Al pool di investigatori è stato inoltre affiancato un ufficiale della polizia rumena conoscitore anche del dialetto rom utilizzato dagli indagati.

La cattura dei cinque indagati è avvenuta attraverso un doppio blitz notturno coordinato dai militari dell'Arma insieme ai colleghi rumeni. In contemporanea, gli agenti impegnati nelle due operazioni hanno fatto irruzione nella notte nelle abitazioni dei cinque soggeti di cui era stato ordinato l'arresta da parte del tribunale di Verona. E ora tutti gli arrestati sono a disposizione dell'autorità giudiziaria.

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