Strage del bus ungherese, l'autista vuole essere giudicato con rito abbreviato

Venerdì si prenderà in considerazione questa richiesta, oltre a quella di rinviare a giudizio lui e gli altri cinque imputati per l'incidente stradale in cui morirono in 17

La carcassa del bus dopo lo spegnimento dell'incendio da parte dei vigili del fuoco

È stata convocata per venerdì prossimo, 21 febbraio, l'udienza in cui il giudice discuterà con il pubblico ministero, con gli avvocati difensori e con le parti civili, sulla richiesta di celebrare con rito abbreviato il processo a Jarga Vanos. L'uomo è indagato insieme ad altre cinque persone nel procedimento giudiziario con cui si vogliono accertare le responsabilità sulla strage del bus ungherese avvenuta nel gennaio 2017 lungo l'autostrada A4, vicino al casello di Verona Est.

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Jarga Vanos è l'autista sopravvissuto al tragico incidente stradale. Il suo collega è morto nel rogo del pullman insieme ad altre 16 persone, per lo più giovanissime, perché in quell'autobus stava viaggiando studenti e professori di una scuola di Budapest di ritorno da una gita in Francia.
Tra tutti gli imputati, Vanos viene ritenuto il principale responsabile dai parenti delle vittime, che durante lo scorso Natale manifestarono davanti alla sua abitazione in Ungheria. I suoi legali hanno presentato la richiesta di giudicare l'autista del bus con un rito abbreviato, una formula che concede all'eventuale condannato uno sconto sulla pena. La decisione di accogliere o meno questa richiesta e se rinviare a giudizio tutti gli imputati sarà presa venerdì prossimo sulla base delle indagini coordinate dalla Procura di Verona e dalle varie perizie sull'incidente. «Auspichiamo che questo sarà solo il primo passo verso l'accertamento di una verità giudiziaria sulle responsabilità di questo tragico evento, in modo da dare risposta alle richieste di giustizia che da subito sono state avanzate alla giustizia italiana dalle famiglie dei ragazzi deceduti», ha dichiarato ad Abruzzoweb l'avvocato pescarese Walter Rapattoni, che dall'inizio del processo segue due famiglie dei ragazzi deceduti, costituitesi parti civili.

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