Ministro interrogato sull'incendio alla Sev e intanto le indagini vanno avanti

Gli esponenti veronesi del Partito Democratico Vincenzo D'Arienzo e Alessia Rotta, hanno annunciato di essersi rivolti a Minniti per i rogo scoppiato domenica mattina a Povegliano: è sempre presente il sospetto di un atto mafioso

Ci risiamo,  l'ennesimo incendio ci riporta al pericolo che ormai è costante: la presenza della criminalità organizzata a Verona, radicata e invasiva.
Lo dico, senza alcuna intenzione di creare allarme, perché l'azione presenta le caratteristiche tipiche dell'intimidazione della criminalità organizzata, un modus operandi ampiamente conosciuto in altre regioni che, ormai, sta diventando routine anche da noi.

Dopo i consiglieri democratici regionali Andrea Zanoni e Orietta Salemi e a quello comunale per Verona e Sinistra in Comune, Michele Bertucco, è il senatore del PD Vincenzo D'Arienzo ad intervenire sull'incendio scoppiato all'alba di domenica nell'azienda Sev di Povegliano Veronese, che si occupa della gestione di rifiuti. 

Ad ogni incendio mi torna in mente lo stesso scenario: i piromani, ed i loro mandanti, dimostrano capacità pianificatorie e conoscenza minuziosa del territorio. Un pericolo.
Se confermata la volontarietà dell’incendio, nel Veneto, che è la regione più virtuosa per la gestione dei rifiuti in Italia, le fiamme sono state appiccate a stabilimenti e mezzi del ciclo dei rifiuti per circa 26 volte negli ultimi due anni e solo a Verona si tratterebbe dell'undicesimo incendio dal 2013 nei confronti di aziende del settore.
Credo sia in atto un'azione di concreta espansione della criminalità organizzata sul territorio che si inserisce nell'economia legale attraverso l'intimidazione e la destrutturazione di aziende concorrenti.
L'atto in questione è ormai più che un campanello di allarme, ovvero l'ennesima conferma della strategia criminale per operare illecitamente sul territorio che dimostra di conoscere molto bene.
Per tutte queste ragioni ho chiamato in causa il Ministro dell'Interno affinchè dia il suo contributo per potenziare, per quanto di competenza, gli strumenti necessari a rafforzare le attività investigative di prevenzione e repressione della criminalità organizzata in Veneto e in particolare in provincia di Verona.
Non spetterebbe a me ma una domanda la pongo: poiché sono convinto che occorra analizzare tutti i fatti in un unicum investigativo, ho chiesto al Ministro se non sia il caso di unirli tutti per fare luce sulla natura e sui collegamenti tra gli analoghi accadimenti delittuosi avvenuti in questi anni in modo da avere un quadro d'insieme utile a comprenderli meglio e a prevenirli.
Resto anche convinto che sia il caso di aprire a Verona un ufficio distaccato della Direzione Distrettuale Antimafia, oggi presente solo a Venezia e che il Ministro debba presenziare ad un comitato provinciale ordine e sicurezza pubblica appositamente dedicato al rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata nel territorio veronese. 

Oltre a D'Arienzo, un altro esponente veronese del Partito Democratico ha annunciato di voler inoltrare un'interrogazione a risposta scritta al ministro Minniti, si tratta di Alessia Rotta. 

Auspico che le indagini facciano piena luce sull'incendio scoppiato domenica nel capannone della società di smaltimento di rifiuti Sev 2.0 srl industries di Povegliano e nelle prossime ore presenterò in Aula un'interrogazione al ministro dell'Interno Marco Minniti.
L'ipotesi di un rogo doloso per bruciare rifiuti tossici è preoccupante, anche perché non si tratterebbe del primo caso registrato nella nostra regione, solo a Verona sarebbe l'undicesimo incendio dal 2013. È urgente avviare verifiche sulle attività dei centri che si occupano di smaltimento rifiuti oltre agli accertamenti necessari per verificare la quantità di materiale tossico diffuso nell'ambiente
È necessario mettere in campo tutte le azioni del caso per salvaguardare il nostro territorio e fermare la speculazione e la criminalità organizzata che si cela dietro il fenomeno dei roghi tossici.

Preoccupa dunque, e non poco, la possibilità che il fatto sia legato a qualche associazione a stampo mafioso che potrebbe essersi infiltrata nel tessuto economico veronese. 
E a tal proposito proseguono le indagini dei carabinieri della Compagnia di Villafranca, su quanto avvenuto prima che prendessero vita le fiamme all'interno del capannone dell'azienda. Gli investigatori hanno acquisito i numerosi filmati delle telecamere della zona, dalle quali finora non sarebbe emerso alcun movimento sospetto, ma che evidenziano come il fumo fuoriuscisse dal capannone già un paio d'ore prima della segnalazione: occorre quindi comprendere il perché di questo ritardo, mentre sarebbero state escluse responsabilità penali per i titolari e l'eventuale presenza di materiale che l'azienda non poteva trattare. 
I militari hanno comunque acquisito tutta la documentazione relativa all'azienda e stanno anche valutando il passaggio avvenuto nei mesi scorsi da Sev srl a Sev srl 2.0, per non tralasciare alcuna pista. 
L'ipotesi dolosa non è dunque tramontata e resta ancora da appurare cosa abbia fatto scattare l'allarme antintrusione poco prima dell'inizio del rogo. 

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