Negrar, il Sacro Cuore è "simbolo dell'integrazione pubblico-privato"

L'assessore alla sanità del Veneto, Luca Coletto, taglia il nastro della nuova area dell'ospedale. Nella struttura sono aumentati del 20% i casi di pazienti provenienti da altre regioni

L'ingresso dell'ospedale del Sacro Cuore di Negrar (foto web)

“L’ospedale di Negrar, oltre ad essere una struttura di elevata qualità complessiva, con la sua presenza testimonia come in quest’area del Veneto l’integrazione tra pubblico e privato accreditato sia realizzata nel migliore dei modi, a tutto vantaggio dei cittadini che trovano assistenza sanitaria di qualità. Bisogna continuare così". Lo ha detto l’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto, intervenendo all’inaugurazione dell’ampliamento del reparto di medicina generale dell’Ospedale privato convenzionato Sacro Cuore di Negrar.

L’area si trova al secondo piano dell’ala sud dell’ospedale sullo stesso corridoio delle attuali degenze di Medicina generale. Non si tratta di un incremento di posti letto, ma di un adeguamento logistico-tecnologico per il ricovero di pazienti nelle fasi più acute e instabili della loro malattia. In tal senso sono presenti 14 posti letto monitorati in telemetria e due stanze di isolamento realizzate con le più moderne tecnologie, a disposizione, quest’ultime, di tutti i reparti per i pazienti che necessitano di particolari precauzioni, perché infettivi o immunodepressi. Alla nuova area di degenza si accede dall’ospedale Sacro Cuore (che si raggiunge percorrendo tutto il viale alberato).

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“Quanto inaugurato – ha aggiunto Coletto – è un significativo passo avanti verso il miglioramento della struttura. Nuovi spazi a disposizione, per un reparto che registra il 4% di tutti i ricoveri dell’ospedale, significano garantire condizioni di degenza più accoglienti per i pazienti e spazi di lavoro più adeguati per gli operatori”. L’assessore ha anche posto l’accento sul rilievo del nosocomio di Negrar come polo di attrazione della mobilità extraregionale: “Nel triennio 2010-2012 i ricoveri di pazienti provenienti da altre regioni sono stati di circa il 20 percento del totale, a dimostrazione di come il Sacro Cuore sia un prestigioso punto di riferimento anche per i pazienti non veneti”.

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