Fondazione Arena, sindacati e parlamentari veronesi: "No alla privatizzazione"

Seduti allo stesso tavolo deputati, senatori e rappresentanti dei lavoratori per confrontarsi sulla riforma delle fondazioni liriche e sulla legge Bray

In tutto le città italiane dove hanno sede le fondazioni liriche sono in corso degli incontri tra i rappresentanti dei lavoratori e i parlamentari. Verona non fa eccezione e i sindacati si sono confrontati con i deputati e i senatori veronesi. Per il PD erano presenti gli onorevoli Rotta, D'Arienzo, Zardini; per il M5S gli onorevoli Fantinati e Businarolo; il senatore leghista Tosato e il forzista Bertacco.

I sindacati hanno giudicato estremamente negative le nuove norme sulle fondazioni liriche che in caso di mancato pareggio di bilancio rischiano il declassamento, con drastica riduzione del supporto economico e la modifica dei rapporti di lavoro del personale. "Condizioni queste peraltro antitetiche al percorso di risanamento e rilancio intrapreso dalla Fondazione Arena di Verona alla Legge Bray - fanno sapere i rappresentanti dei lavorati - Strumento questo che, ancorché lontano dall'essere approvato definitivamente, ha visto l'adesione e il sacrificio dei lavoratori che già nel 2016 hanno contribuito con una quota economica significativa dovuta a due mesi di fermata lavorativa e conseguenze decurtazione dei salari".

I sindacati hanno chiesto ai parlamentari un impegno trasversale di modifica della riforma quando saranno stilati i regolamenti attuativi da parte delle commissioni. E su questo tema i parlamentari presenti si sono impegnati affinché vengano trovate soluzioni a tutela dei salari più idonee al rilancio delle fondazioni.

Per la Fondazione Arena di Verona è stata riconosciuta e condivisa da tutti l'analisi di una passata gestione che ha costretto il Ministero al commissariamento e al necessario piano di risanamento previsto dalla Legge Bray. "La rapida autorizzazione ministeriale resta prioritaria al rilancio operativo e artistico della Fondazione - prosegue la nota dei sindacati - Tale autorizzazione è di assoluta priorità nel piano presentato dal commissario Fuortes, al lavoro prodotto dall'attuale sovrintendente e alla necessità, per i lavoratori, di un percorso certo per il destino stesso di Fondazione Arena. L'aver ottemperato a tutte le richieste, incluse quelle aggiuntive, avanzate dalla struttura ministeriale di gestione della legge Bray dovrà ora trovare il suo definitivo riconoscimento. Abbiamo positivamente colto l’impegno dei parlamentari a favorire la massima partecipazione delle parti sociali ai nuovi provvedimenti normativi e legislativi che porteranno al riordino del settore attraverso un nuovo 'codice per lo spettacolo dal vivo' che si inserisca nel percorso intrapreso per altri settori della produzione culturale del nostro Paese, valorizzando tanto la specificità qualitativa che l’importante indotto economico che essa rappresenta per i territori e le economie locali". Proprio su quest'ultimo punto si è catalizzata la preoccupazione di sindacati, lavoratori e parlamentari, concordi nel credere che nel territorio veronese non si riconosca il valore culturale, di immagine ed economico che rappresenta la Fondazione Arena e questo si traduce in un supporto insufficiente.

"È stata infine comunemente e unanimemente valutata improponibile e allo stato attuale giuridicamente impraticabile - conclude la nota dei sindacati - l’ipotesi, pur enfatizzata a Verona, di liquidazione della Fondazione e sua sostituzione con una SpA al solo scopo di lucrare sulla stagione estiva, sfruttando e distruggendo definitivamente, nel giro di qualche stagione, quanto costruito con professionalità nella storia stessa della Fondazione".

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