40% del fatturato in "nero": blitz delle Fiamme Gialle nei ristoranti Peperino

Le perquisizioni della Guardia di Finanza di Trieste e dei Carabinieri di Udine hanno preso il via il 14 dicembre, toccando i punti della catena situati nel nord Italia, Verona compresa

Dalla mattina del 14 dicembre i militari dei Comandi provinciali della Guardia di Finanza di Trieste e dei Carabinieri di Udine stanno procedendo, nell'ambito delle indagini a carico di Pietro Savarese e del cosidetto "Gruppo Peperino", alle perquisizioni nei ristoranti di Trieste ("Peperino" e "Marinato"), Udine, Verona, Pordenone, Milano, Napoli e Conegliano, per corroborare ulteriormente le ipotesi di reato di trasferimento fraudolento di valori e di riciclaggio che pendono sugli indagati, corredate dalla circostanza aggravante del "metodo mafioso", su cui il tribunale del riesame si è già espresso a favore dell'accusa formulata dal procuratore distrettuale Mastelloni e dal sostituto Frezza.

Nel corso delle operazioni è stata sequestrata strumentazione elettronica grazie alla quale le società riescono a occultare sistematicamente buona parte dei ricavi effettivamente conseguiti, grazie a un apposito software installato sui terminali che genera di fatto una doppia contabilità fiscale, con conseguenti ingenti danni per le casse erariali.

Secondo gli accertamenti tecnici condotti dalla Guardia di Finanza, le entrate "in nero" si aggirerebbero attorno al 40% dell'intero volume fatturato negli ultimi anni da "Peperino"; circostanza che ha contribuito all'espansione del gruppo sul territorio attraverso l'allestimento di vari centri di ristorazione, gestiti, per la maggior parte, da personale partenopeo appositamente selezionato da Savarese.

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