Estorsione ai danni di un imprenditore. L'operazione arriva fino a Crotone

La Guardia di Finanza scaligera ha dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di persone dedite alla truffa, all'estorsione ed al riciclaggio di denaro di provenienza illecita

I Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Verona hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, in carcere o ai domiciliare, nei confronti di persone dedite, con diversi ruoli, alla truffa, all’estorsione ed al riciclaggio di denaro di provenienza illecita ed il sequestro di numerosi rapporti bancari sui quali è transitato il profitto dei reati scoperti.

L’attività è stata eseguita il 6 giugno scorso e ha permesso di fermare quattro indagati mentre tre sono risultati irreperibili e quindi sono ancora latitanti. In totale però gli indagati a vario titolo sono 25.

Le operazioni coordinate dalla Procura della Repubblica di Verona hanno compreso quindici perquisizioni domiciliari nelle provincie di Verona, Varese e Crotone, cui se ne sono aggiunte altre dieci eseguite in diverse regioni d’Italia, finalizzate alla ricerca dei latitanti.

I sette soggetti per cui era necessaria la custodia cautelare sono tutti di origine calabrese. Si tratta di D.M., classe 1970, che deve rispondere dei reati di truffa ed estorsione e A.A., classe 1988 e residente in provincia di Varese, che deve rispondere di estorsione. Per loro due sono stati decisi gli arresti domiciliari. Obbligo di dimora invece per F.G. classe 1978 a cui si contesta l'estorsione e per G.G. classe 1956 accusato di riciclaggio. I latitanti sono invece R.C. classe 1975, A.G. classe 1976 e M.P. classe 1972. Tutti e tre accusati di estorsione e tutti e tre colpiti da ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Con loro sette altri 18 indagati per riciclaggio, per un totale di 25 indagati per un'operazione criminale a danno di un imprenditore veronese, cominciata nell'estate del 2015 e denunciata dallo stesso imprenditore nell'ottobre dello stesso anno. Una denuncia che ha permesso alle fiamme gialle di fermare l'attività criminale, su cui le indagini continuano, soprattutto per capire se altri imprenditori sono stati colpiti.

La complessa manovra dei malviventi si può divedere in tre momenti, come i maggiori reati contestati:

TRUFFA. L'imprenditore veronese viene avvicinato da due suoi conoscenti D.M. e A.G. che gli propongono un lucroso investimento immobiliare a Sommacampagna. L'imprenditore ci sta e sborsa per questa operazione, in realtà fittizia, 436mila euro. Un po' in contanti, un po' attraverso bonifici e un po' con assegni da intestare a terze persone, quelle che poi saranno accusate di riciclaggio. Passa un po' di tempo e l'investimento ovviamente non frutta, l'imprenditore ne chiede conto e i due gli propongono di affidarsi ad alcuni loro conoscenti, specialisti nel recupero crediti. Queste persone sono i tre al momento latitanti e che inizialmente fanno credere all'imprenditore di essere molto bravi nel loro mestiere, infatti recuperano 40mila che portano all'imprenditore raggirato che così si affida a loro, anche se il loro compenso è molto alto, 250mila euro. Soldi che l'imprenditore pensava di ottenere sia dai crediti iniziali e sia da dei nuovi investimenti proposti da D.M. e A.G..

ESTORSIONE. Il passaggio da creditore a debitore segna il passaggio dalla truffa all'estorsione. Infatti D.M. e A.G. chiedono soldi per i fantomatici investimenti e il gruppo che doveva recuperare crediti chiede il suo lauto compenso. Il modo in cui chiedono e ottengono il denaro è però illegale perché passa attraverso le minacce. Se l'imprenditore non avesse pagato, queste persone avrebbero potuto colpire la sua famiglia, oppure l'attività commerciale. Dalle minacce non si è per fortuna passati ai fatti perché l'imprenditore ha pagato, almeno fino a quando non si è rivolto alla Guardia di Finanza.

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RICICLAGGIO. Potrebbe essere visto come il reato più piccolo di questa operazione, ma se non ci fosse per il criminali l'effettiva possibilità attraverso il riciclaggio di utilizzare i soldi illecitamente ottenuti, tutto quello fatto in precedenza non avrebbe senso. Gli accusati di riciclaggio si occupavano quindi del denaro frutto della truffa iniziale e poi delle successive estorsioni. Lo trasformavano in beni che potevano poi essere nella disponibilità di chi aveva commesso i crimini, fruttati quasi 700mila euro.

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