Sganzerla non può tornare a lavorare: negato il permesso al commercialista

Enrico Sganzerla è stato condannato per le 16 pugnalate inferte alla fidanzata Laura Roveri, che aveva chiesto al giudice di negare il permesso di lavoro al suo aguzzino posto agli arresti domiciliari

A fine maggio, Enrico Sganzerla è stato condannato a 7 anni per il tentato omicidio della giovane Laura Roveri di Nogara. Il commercialista è agli arresti domiciliari e, visto il carattere detentivo della pena, il giudice di Vicenza ha deciso di negare la concessione del permesso di lavoro.

Soddisfatta della decisione Laura Roveri che, sul Corriere del Veneto, dichiara: "Avevo espresso al giudice la mia contrarietà al fatto che Enrico Sganzerla tornasse al lavoro. Già è agli arresti domiciliari, coccolato dai genitori e attorniato dagli amici, bastava che ricominciasse ad uscire per andare in ufficio per riprendere la vita di una persona normale. A distanza da poco più di un anno dall’aver cercato di uccidermi. No. Sarebbe stata la ciliegina sulla torta".

Gli avvocati del commercialista hanno promesso che si appelleranno al tribunale della libertà di Venezia per impugnare il provvedimento e, sempre sul Corriere, la Roveri ribatte: "Anch’io dovrei ricorrere al tribunale della libertà visto che non mi sento sicura. Lui quella sera mi ha accoltellato da dietro, porto ancora addosso le sedici coltellate e qualcuno di titolato, nella clinica in cui era stato ricoverato in villeggiatura, passati appena sessanta giorni si è permesso di dire che si era pienamente reso conto di quello che aveva commesso, «con congrua responsabilità morale» hanno scritto i medici. Non ha fatto un percorso terapeutico riabilitativo che si possa chiamare tale, io avrei paura a stare vicino a una persona del genere. Che sconti la sua pena, a livello riabilitativo, ma anche detentivo, che si faccia del carcere".

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